Nono anniversaro dell'attentato alle Torri Gemelle. Il presidente Usa nel discorso alla nazione: non permettiamo che a definirci sia la paura. Il pastore Jones: non brucerò il Corano né oggi né mai.
New York, 11 settembre 2010 - Fra le incendiarie dichiarazioni del pastore della Florida, Terry Jones, che avrebbe voluto bruciare il libro sacro del Corano, e la polemica sulla costruzione di una moschea vicino a Ground Zero, oggi gli Stati Uniti commemorano il nono anniversario degli attentati dell'11 settembre 2001.
Nel sito dove sorgevano le Twin Tower del World Trade Center, complice anche al giornata di sole che splende su New York e la temperatura gradevole (attorno ai 20gradi), si sono raccolte centinaia di persone, in un silenzio quasi irreale interrotto solo dal suono dei tamburi e dalle cornamuse della banda della Polizia e dal Young People’s Chorus of New York che ha intonato l’inno nazionale americano, seguito da uno scrosciante applauso.
Il sindaco Michael Bloomberg ha invitato ad un minuto di silenzio nell’ora in cui iniziarono gli attachi. Dopo è cominciata la lettura dei nomi delle 3mila vittime. La solenne cerimonia, che ogni anno comincia alle 08.46, quando un primo aereo colpì una delle due torri gemelle, è guidata dal vice presidente Joe Biden e vi partecipano autorità di New York e parenti delle vittime. Biden e sua moglie Jill, non ha pronunciato un discorso, ma ha preferito leggere versi di The Builders (I costruttori), una poesia di Henry Wadsworth Longfellow. "Costruisci l’oggi, dunque, forte e sicuro, con una solida e ampia base; e salendo e sicuro, il domani troverà il suo posto", ha recitato Biden.
Il presidente Barack Obama ha partecipato invece alla cerimonia a Washington per le vittime dell’attacco al Pentagono e la first lady Michelle a quella a Shanksville, in Pennsylvania, dove cadde il quarto aereo dirottato. Obama ha detto che "l’attacco non è stato compiuto da una religione ma da Al Qaida: non saremo mai in guerra con l’Islam". Barack ha lanciato un messaggio di riconciliazione: "Dobbiamo continuare a combattere l’intolleranza e restare uniti", ha detto. "Per ricordare le persone che abbiamo perso, l’arma più forte è fare ciò di cui i nostri avversari hanno paura: essere uniti come americani".
La first lady a Shanksville (Pennsylvania) ha ricordato che un luogo di distruzione è stato trasformato dal sacrificio dei passeggeri del volo UA93 in un luogo di "riflessione, ricordo e ispirazione per tutti gli americani". Michelle Obama ha detto che sul volo "ordinari cittadini provenienti da tutte le categorie sociali si trovarono di colpo in una situazione di combattimento". Michelle Obama ha sottolineato che il memoriale dedicato alle vittime "assume un significato particolare per tutti coloro che sono stati salvati dal coraggio dei 40 passeggeri". Secondo gli esperti i terroristi del volo UA93 volevano colpire con l’aereo la Casa Bianca o il Congresso.
IL DISCORSO ALLA RADIO - Nel nono anniversario dell'11 settembre, Barack Obama ha chiesto all'America di non cedere alle tentazioni di chi vorrebbe dividerla. "Siamo una nazione, un popolo solo, legati non solo dal dolore ma da ideali comuni". "Questo è un momento difficile per il nostro Paese", ha ammesso il presidente Usa nel discorso radiofonico del sabato, "e spesso in questi momenti c'è chi cerca di cavalcare l'amarezza, di dividerci in base alle nostre differenze, di nasconderci quanto abbiamo in comune". "Ma in questo giorno", ha aggiunto, "ci viene ricordato che quando siamo al nostro meglio non cediamo a questa tentazione, ci alziamo uno affianco all'altro e combattiamo insieme". "Non permettiamo che a definirci sia la paura", ha chiesto Obama, "ma le speranze che abbiamo per le nostre famiglie, per la nostra nazione, per un futuro migliore". Il presidente ha promesso che "l'America non esiterà mai nella difesa della nazione" nello spirito dell'11 settembre che "non è la capacità umana di fare il male ma la capacità umana di fare il bene, non è il desiderio di distruggere ma l'impulso a salvare".
NAPOLITANO - "L'anniversario dei devastanti attacchi terroristici che colpirono New York e Washington l'11 settembre di nove anni fa, è l'occasione per rinnovare l'espressione della fraterna vicinanza dell'Italia all'amico popolo americano, duramente provato da una violenza vile e ingiustificabile". Lo scrive il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione dell'anniversario degli attacchi terroristici, rivolgendosi a quanti, familiari delle vittime, autorità e cittadini, parteciperanno alle diverse cerimonie della giornata odierna negli Stati Uniti, in Italia e negli altri paesi.
Esprimendo "i suoi sentimenti di autentica solidarietà", Napolitano ha aggiunto che "i terribili attentati sul suolo americano sono stati purtroppo seguiti da altri attacchi parimenti distruttivi che hanno colpito città europee, africane e asiatiche. La comunità internazionale ha tuttavia saputo reagire con fermezza nella consapevolezza della necessità di contrastare il terrorismo in tutte le sue forme e di opporre un fermo rifiuto ad ogni manifestazione di violenza, sempre e comunque inaccettabile in quanto nemica della pace, delle libertà fondamentali, della dignità della persona umana e del diritto alla vita".
VICENDA MOSCHEA - A New York previsti anche due raduni: uno dei sostenitori della moschea vicino a Ground Zero, uno di chi non la vorrebbe. E proprio intorno alla moschea si concentrano adesso le polemiche. Temendo che gli eventi possano creare malcontento tra i familiari delle vittime e tra gli esponenti politici, molti degli oppositori al progetto, tra cui i repubblicani Peter King e Gary Bernstein, hanno preso le distanze dal raduno anti-moschea organizzato dalla blogger e giornalista Pam Geller. All'evento è prevista invece la presenza del parlamentare olandese estremista Geert Wilders. Mentre hanno declinato l'invito l'ex presidente della Camera, Newt Gingrich, e l'attivista del Tea Party (la nuova destra americana) e moglie del giudice della Corte Suprema americana Clarence Thomas, Ginni.
PASTORE JONES - Il pastore cristiano integralista Terry Jones ha giurato in una intervista nella trasmissione 'Today' dell'emittente Nbc che la sua chiesa non brucerà "né oggi, né mai" il Corano come aveva previsto di fare, in occasione del nono anniversario degli attentati dell'11 settembre. Il reverendo si è trasferito oggi dalla Florida a New York, dove intende incontrare l'imam che ha promosso la costruzione della moschea. Jones, che punta ad ottenere un impegno a spostare il luogo in cui sorgerà la moschea, aveva dato all'imam un ultimatum di due ore perché si mettesse in contatto con lui, ma quando è scaduto invano ha fatto sapere che non avrebbe dato fuoco al Corano, almeno non l'11 settembre. L'imam Feisal Abdul Rauf, da parte sua, ha fatto sapere che non ha in programma incontri con il pastore, ma si è detto disposto a vedere chiunque abbia "un serio impegno per la ricerca della pace".
Fonte:
RSS di Ultima ora - ANSA.it
sabato
IL TEMPO - Via libera al GP di Roma, si partirà nel 2012
Flamini annuncia l'accordo siglato con Ecclestone. Le monoposto correranno nella Capitale per cinque anni. "Il mese giusto per disputare la gara sarebbe agosto". LEGA CONTRO LA CAPITALE.
Tanto rumore per nulla.
Quando si dice «parlare di corda a casa dell'impiccato». Mentre sul circuito di Monza le monoposto di Formula Uno sfrecciavano per le prime prove del Gran Premio d'Italia in programma domani, dall'altra parte del paddock Maurizio Flammini e Bernie Ecclestone mettevano a punto l'accordo per il Gran Premio di Roma che in molti continuano, erroneamente, a mettere in contrapposizione proprio con la gara di Monza. Non sarà così. La notizia comunque ora è ufficiale: il Gran Premio di Roma si farà per cinque anni a partire dal 2012 (2013 se l'iter burocratico dovesse dimostrarsi più complesso del previsto). A confermare le indiscrezioni lo stesso Flammini che, al termine dell'incontro con l'eccentrico patron della Formula Uno al quale era presente anche Riccardo Bossi figlio del numero uno della Lega, ha spiegato i dettagli dell'accordo. «Siamo pronti, o quasi. Dipende dall'iter del progetto che abbiamo presentato al Comune di Roma - ha spiegato Flammini - e se il Consiglio comunale lo avrà approvato entro dicembre di quest'anno, si partirà entro il 2012. Altrimenti tutto slitterà di 12 mesi».
Era il via libera che si aspettava per iniziare le grandi manovre organizzative che erano comunque in qualche modo già partite dopo la presentazione in Campidoglio del progetto qualche mese addietro. Flammini non nasconde la soddisfazione per l'approvazione di Ecclestone apparso impaziente di portare il suo «giochino» nella capitale (ha già depositato quasi trenta marchi registrati per l'evento) per una gara che non si chiamerà più Gran Premio dell'Eur come ipotizzato all'inizio, ma proprio Gran Premio di Roma. Decisione che spazza via anche gli ultimi dubbi sul dualismo con Monza che resterà il Gran Premio d'Italia (quest'anno giunto alla sua 81esima edizione): anche se l'attuale contratto tra Ecclestone e Monza, caso strano, scade proprio nel 2016. «Non Gran Premio d'Italia - ha sottolineato Flammini - perché questo avvenimento è legato indissolubilmente al circuito di Monza e lo stesso Bernie mi ha confermato che questa corsa resterà». Come dire basta alle polemiche che cercano solo di creare danno a Roma e non si preoccupano invece di rilanciare un evento che già in passato aveva rischiato di essere cancellato dal calendario della Formula Uno. Ma Flammini continua per la sua strada e pensa al concreto: al risvolto che l'evento F1 a Roma avrà per la popolazione della Capitale e alle date più adeguate per collocare il Gran Premio.
«L'83% della popolazione dell'Eur - ha detto l'imprenditore - è favorevole alla disputa del Gran Premio di Roma e a livello cittadino la percentuale è ancora più alta. Le polemiche contro il nostro progetto, che prevede tra l'altro la riqualificazione dell'area degradata di piazza delle Tre Fontane con la costruzione di una cittadella dello Sport, sono assolutamente pretestuose e fomentate da una minoranza rumorosa». Il periodo giusto sarebbe, ovviamente il mese di agosto: meglio verso la fine in maniera di consentire alla carovana della F1 di restare in Italia e poter poi dirigersi verso Monza per il Gp d'Italia in programma in genere nella prima settimana di settembre. Flammini conferma. «Sarebbe perfetto, perché in quel periodo la città le attività legate al turismo lavorano solo al 40% e l'80% degli abitanti dell'Eur sono in ferie». Tutto pronto quindi, non resta altro che lavorare sodo e mettere pressione sulle istituzioni che sono però sembrate reattive sull'evento. Bisogna stringere i tempi per approvare il progetto prima della fine dell'anno e riuscire a far sbarcare la Formula Uno già nel 2012. Poi ci sarà solo da aspettare il primo semaforo verde: e il sogno sarà divenuto realtà.
Tanto rumore per nulla.
Quando si dice «parlare di corda a casa dell'impiccato». Mentre sul circuito di Monza le monoposto di Formula Uno sfrecciavano per le prime prove del Gran Premio d'Italia in programma domani, dall'altra parte del paddock Maurizio Flammini e Bernie Ecclestone mettevano a punto l'accordo per il Gran Premio di Roma che in molti continuano, erroneamente, a mettere in contrapposizione proprio con la gara di Monza. Non sarà così. La notizia comunque ora è ufficiale: il Gran Premio di Roma si farà per cinque anni a partire dal 2012 (2013 se l'iter burocratico dovesse dimostrarsi più complesso del previsto). A confermare le indiscrezioni lo stesso Flammini che, al termine dell'incontro con l'eccentrico patron della Formula Uno al quale era presente anche Riccardo Bossi figlio del numero uno della Lega, ha spiegato i dettagli dell'accordo. «Siamo pronti, o quasi. Dipende dall'iter del progetto che abbiamo presentato al Comune di Roma - ha spiegato Flammini - e se il Consiglio comunale lo avrà approvato entro dicembre di quest'anno, si partirà entro il 2012. Altrimenti tutto slitterà di 12 mesi».
Era il via libera che si aspettava per iniziare le grandi manovre organizzative che erano comunque in qualche modo già partite dopo la presentazione in Campidoglio del progetto qualche mese addietro. Flammini non nasconde la soddisfazione per l'approvazione di Ecclestone apparso impaziente di portare il suo «giochino» nella capitale (ha già depositato quasi trenta marchi registrati per l'evento) per una gara che non si chiamerà più Gran Premio dell'Eur come ipotizzato all'inizio, ma proprio Gran Premio di Roma. Decisione che spazza via anche gli ultimi dubbi sul dualismo con Monza che resterà il Gran Premio d'Italia (quest'anno giunto alla sua 81esima edizione): anche se l'attuale contratto tra Ecclestone e Monza, caso strano, scade proprio nel 2016. «Non Gran Premio d'Italia - ha sottolineato Flammini - perché questo avvenimento è legato indissolubilmente al circuito di Monza e lo stesso Bernie mi ha confermato che questa corsa resterà». Come dire basta alle polemiche che cercano solo di creare danno a Roma e non si preoccupano invece di rilanciare un evento che già in passato aveva rischiato di essere cancellato dal calendario della Formula Uno. Ma Flammini continua per la sua strada e pensa al concreto: al risvolto che l'evento F1 a Roma avrà per la popolazione della Capitale e alle date più adeguate per collocare il Gran Premio.
«L'83% della popolazione dell'Eur - ha detto l'imprenditore - è favorevole alla disputa del Gran Premio di Roma e a livello cittadino la percentuale è ancora più alta. Le polemiche contro il nostro progetto, che prevede tra l'altro la riqualificazione dell'area degradata di piazza delle Tre Fontane con la costruzione di una cittadella dello Sport, sono assolutamente pretestuose e fomentate da una minoranza rumorosa». Il periodo giusto sarebbe, ovviamente il mese di agosto: meglio verso la fine in maniera di consentire alla carovana della F1 di restare in Italia e poter poi dirigersi verso Monza per il Gp d'Italia in programma in genere nella prima settimana di settembre. Flammini conferma. «Sarebbe perfetto, perché in quel periodo la città le attività legate al turismo lavorano solo al 40% e l'80% degli abitanti dell'Eur sono in ferie». Tutto pronto quindi, non resta altro che lavorare sodo e mettere pressione sulle istituzioni che sono però sembrate reattive sull'evento. Bisogna stringere i tempi per approvare il progetto prima della fine dell'anno e riuscire a far sbarcare la Formula Uno già nel 2012. Poi ci sarà solo da aspettare il primo semaforo verde: e il sogno sarà divenuto realtà.
giovedì
VIVISEZIONE, MPI: A ROMA A RISCHIO MIGLIAIA DI CANI

"Con l'approvazione della nuova normativa europea sulla vivisezione, anche a Roma saranno a rischio migliaia di cani, non solo randagi ma anche quelli abbandonati nei canili".
Lo dichiarano in una nota Fabio Sabbatani Schiuma e Massimo Bertollini, rispettivamente coordinatore regionale e viceresponsabile nazionale dell'Ufficio 'diritti degli animali' del 'Movimento per l'Italia-PdL'.
"Nutriamo - conclude la nota - forti perplessità sulla scelta del Parlamento europeo e non crediamo che il progresso scientifico possa spiegare e motivare le crudeltà a cui saranno sopposti migliaia di animali.
In Italia, fortunatamente, c'era una certa salvaguardia, ma così si rischia di ritornare indietro di anni, vanificando i progressi fatti in questo campo."
mercoledì
Linea dura della Cassazione
Linea dura della Cassazione per chi perseguita il proprio ex con messaggi minacciosi anche su Facebook. La Sesta Sezione Penale ha confermato una custodia cautelare ai domiciliari, disposta dal Tribunale di Potenza, nei confronti di un ragazzo accusato di 'atti persecutori' (stalking) nei confronti della ex fidanzata, perchè, non rassegnato alla fine della relazione, le aveva scritto messaggi minacciosi sulla bacheca del social network, arrivando a postare anche un video di un rapporto sessuale avuto con lei.
"Continui episodi di molestie, consistiti in telefonate, invii di sms, messaggi di posta elettronica e tramite Facebook, anche nell'ufficio dove lei lavorava" avevano portato il Tribunale di Lagonegro nel febbraio 2010 a disporre la custodia cautelare in carcere per l'uomo dopo la denuncia della ragazza.
In riforma del provvedimento, poi, il Tribunale di Potenza aveva tramutato il carcere in arresti domiciliari. L'amante, non rassegnato, aveva anche minacciato il nuovo compagno della ex spedendogli fotografie di rapporti sessuali della sua precedente relazione.
Invano l'indagato ha fatto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale di Potenza: i Supremi Giudici, infatti, con la sentenza n. 32404, hanno confermato il provvedimento ritenendo tali comportamenti "minacciosi e molesti" e "gravi indizi di colpevolezza" anche i messaggi su Facebook, che avevano creato nella vittima "uno stato d'animo di profondo disagio e paura in conseguenza delle vessazioni patite".
Qualche settimana fa la Cassazione si era pronunciata su un caso di molestie avvenute tramite mail. In questa sentenza, la Corte aveva articolato una distinzione tra molestie avvenute via telefono, da quelle avvenute attraverso la posta elettronica, ritenute meno gravi, mancando l'immediata interazione.
"Continui episodi di molestie, consistiti in telefonate, invii di sms, messaggi di posta elettronica e tramite Facebook, anche nell'ufficio dove lei lavorava" avevano portato il Tribunale di Lagonegro nel febbraio 2010 a disporre la custodia cautelare in carcere per l'uomo dopo la denuncia della ragazza.
In riforma del provvedimento, poi, il Tribunale di Potenza aveva tramutato il carcere in arresti domiciliari. L'amante, non rassegnato, aveva anche minacciato il nuovo compagno della ex spedendogli fotografie di rapporti sessuali della sua precedente relazione.
Invano l'indagato ha fatto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale di Potenza: i Supremi Giudici, infatti, con la sentenza n. 32404, hanno confermato il provvedimento ritenendo tali comportamenti "minacciosi e molesti" e "gravi indizi di colpevolezza" anche i messaggi su Facebook, che avevano creato nella vittima "uno stato d'animo di profondo disagio e paura in conseguenza delle vessazioni patite".
Qualche settimana fa la Cassazione si era pronunciata su un caso di molestie avvenute tramite mail. In questa sentenza, la Corte aveva articolato una distinzione tra molestie avvenute via telefono, da quelle avvenute attraverso la posta elettronica, ritenute meno gravi, mancando l'immediata interazione.
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