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domenica

CONFEDERAZIONE DEMOCRAZIE CRISTIANE 2026: INCARICO NAZIONALE AD ANTONELLA BAIOCCHI PER LE VERE PARI OPPORTUNITÀ E L’EFFETTIVA BIGENITORIALITÀ

La Confederazione Democrazie Cristiane 2026 affida alla dott.ssa Antonella Baiocchi, psicoterapeuta, esperta in criminologia e già Assessore alle Pari Opportunità, un incarico di responsabilità nazionale sui temi delle Vere Pari Opportunità, dell’effettiva Bigenitorialità e della tutela delle persone vulnerabili.

Baiocchi è Presidente del Comitato Bigenitorialità e Pari Opportunità Oltre il Genere e fondatrice dell’Associazione APROSIR Antiviolenza ODV, realtà da anni impegnata nella promozione di un modello di tutela inclusivo, rivolto alle vittime di violenza senza discriminazioni legate al sesso.

Ad annunciarlo è Vittorio Adelfi, Presidente della Confederazione Democrazie Cristiane 2026, da anni impegnato nel mondo associativo e nella promozione di iniziative di carattere sociale e civile.

«Abbiamo scelto Antonella Baiocchi per la sua competenza professionale e per le battaglie che conduce da anni, anche attraverso il Comitato e APROSIR, per affermare una cultura della violenza oltre gli stereotipi di genere, fondata sul principio che la violenza non ha sesso. Vogliamo aprire uno spazio nazionale di confronto su una concezione delle Pari Opportunità basata sulla pari dignità e sulla pari tutela di ogni persona, indipendentemente dal sesso».

L’incarico avrà carattere trasversale e apartitico e non comporterà alcuna adesione partitica né incompatibilità con le attività e le collaborazioni presenti o future di Baiocchi, che manterrà piena autonomia professionale, associativa e politica.

«Accetto questo incarico – dichiara Antonella Baiocchi – con entusiasmo e con un obiettivo preciso: contribuire all’affermazione della bidirezionalità della violenza. Non possiamo proteggere le donne demonizzando uomini e padri: la violenza non è una prerogativa maschile. Uomini e donne possono agirla e uomini e donne possono esserne vittime.

Vogliamo superare il doppio standard che produce disparità nelle tutele e nelle leggi: ritengo emblematica e incostituzionale la scelta dell’art. 577-bis sul femminicidio; chiediamo CAV accessibili a tutte le vittime, anche agli uomini, e che gli attuali CUAV – Centri per Uomini Autori di Violenza – evolvano in CUDAV, Centri per Uomini e Donne Autori di Violenza, perché anche la violenza femminile deve essere riconosciuta, prevenuta e trattata.

Continuare a rappresentare un sesso come carnefice e l’altro come vittima significa lasciare vittime invisibili e ostacolare una prevenzione efficace, con pesanti conseguenze anche sui minori, che nei conflitti familiari e nelle separazioni possono arrivare a diventare “Orfani di Genitore Vivo”.

«Questa nomina – conclude Vittorio Adelfi – vuole essere l’inizio di un percorso di iniziative e proposte concrete. Prima delle categorie vengono le persone».


www.aeses.it

mercoledì

Roma: Comitato per le Pari Opportunità.

COMUNICATO STAMPA

Presentazione a Roma in Cassazione di 3 (tre) Proposte di Legge di iniziativa popolare e 1 (un) Quesito referendario di Abrogazione di Legge.

Mercoledì 15 luglio alle ore 10.00 in Piazza Cavour 
Sede della Cassazione.

Mercoledì 15 luglio ore 13.00 incontro con Stampa e giornalisti 
nei giardini di Piazza Cavour lato Cassazione. 

QUESITO REFERENDUM ABROGATIVO.

1) Referendum abrogativo della legge 2 dicembre 2025 numero 181. 

QUESITO: Volete voi che sia abrogata la legge 2 dicembre 2025 numero 181 “Introduzione del delitto di femminicidio e altri interventi normativi per il contrasto della violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime” ?

PROPOSTE DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE.

2) Norme contro le false accuse strumentali - Inserimento Art. 368-bis C.P. ed Art 337-decies C.C.

3)  Norme per la Tutela universale delle vittime di violenza e per il riconoscimento degli uomini vittime di violenza.

4) Norme in materia di tutela della Bigenitorialità e Diritto di Famiglia.

Si invita la cittadinanza, i partiti politici e le associazioni inerenti il Diritto di Famiglia e le Pari Opportunità oltre il genere di partecipare all’evento.

Ufficio Stampa del Comitato 
Vincenzo Spavone 335 6629344. 



sabato

Referendum: il Comitato per il SI

L’avv. Romolo Reboa e il prof. Fabio Verna, Vice-Presidenti Nazionali del Comitato per il SI al referendum della Giustizia, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta a commento della presentazione del Comitato per il NO. 


I due Vicepresidenti, che operano con piena mutualità e con la super visione dell'avv. Carlo Scala dichiarano che il Comitato è stato costituito da due settimane per atto del Notaio ed annovera già subcomitati in diverse città italiane ed anche in alcune città estere dove risiedono rilevanti comunità di nostri connazionali.
Il progetto referendario verrà prossimamente presentato alla società civile, in quanto saranno i nostri concittadini i reali beneficiari di questo impegno referendario, anche superando le singole faziosità, che troppo spesso dividono il nostro Paese.

"L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) è un’associazione di diritto privato con sede all’interno della Suprema Corte di Cassazione. Non sappiamo in base a quale contratto e quale sia il corrispettivo per avere a disposizione tale privilegiata e prestigiosa location, ma riteniamo inappropriato che la stessa sia stata utilizzata per presentare il proprio progetto di un referendum per dire NO alla legge costituzionale in materia di giustizia approvata dal Parlamento.


La Suprema Corte di Cassazione è un luogo istituzionale, massima espressione del sistema giudiziario italiano, che ne assicura l’imparzialità attraverso il vaglio di legittimità.
L’utilizzo dell’edificio istituzionale per lanciare una tesi politica di parte dimostra come la scelta fatta dal Parlamento sia stata necessaria per riequibrare in senso democratico i poteri, nello spirito dei Padri Costituenti che volevano che la Magistratura fosse separata dal potere politico, ma non che fosse il terzo potere dello Stato, stabilmente contrapposto a chi governa perché eletto dal popolo". 

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venerdì

Purtroppo non riesco ad essere ottimista.


Purtroppo non riesco ad essere ottimista. 

Ho scritto a quelli che gioiscono della pace raggiunta. 

Forse prima di mettersi a ballare di gioia bisognerebbe rispondere a queste semplici osservazioni: 

1) Israele è uno Stato democratico con un Governo espresso dalla volontà popolare con libere elezioni ed è rappresentato da chi ha potere di firma per ogni tipo di accordi. 

2) La controparte non rappresenta nulla, se non uno Stato che non esiste, con confini immaginari e che non ha poteri di firma, in quanto non delegati da nessuno che abbia tali poteri. 

3) Trattandosi di Terroristi suddivisi in cellule indipendenti non inquadrate da una autorità nazionale, le probabilità che gli attentati e le violenze proseguano hanno una percentuale vicina alla maggioranza assoluta. 

Riassunto. 
😱🤮🤬
*** *** *** 


GAZA - APPARENZE E REALTÀ
(perchè sarà difficile attuare il disarmo)

Ho la fortuna di conoscere persone come Isaia Urbani che hanno convissuto per anni con una realtà che non viene mai spiegata per esteso.

Il mistero di Gaza, ad esempio, è l'immagine stessa del fallimento dell'informazione che ha sempre dato di Gaza e dei Palestinesi che colà vivono, un'immagine compatta e coesa.

Nella realtà, la Striscia di Gaza ospita decine di clan influenti (hamula), grandi famiglie estese con ruoli sociali, economici e... politici. 
Isaia ne ha contati almeno 40 e li ha messi in ordine di grandezza, qui i primi 10: 

- Al-Masri (20.000, l'hamula più esteso)
- Kafarna 
- Hilles
- Doghmush 
- Abu Samhadana
- Khalas
- Shawwa, 
- Abu Middain, 
- Abd al-Shafi, 
- Mughani, 

Un quarto della popolazione di Gaza ha origini beduine, e sono gli abitanti storici, organizzati in sei confederazioni tribali (saff), ciascuna composta da almeno una dozzina di tribù individuali (asha'ira), per un minimo di 72 tribù. 

Tuttavia, i "clan" nel contesto moderno si riferiscono principalmente alle hamula familiari, non necessariamente alle tribù beduine storiche. Quanto di più lontano dall'immagine di un popolo coeso e solidale.

Tutte queste fazioni sono in lotta tra loro da oltre un secolo, con una virulenza del tutto analoga a quella registrata a Platì e dintorni, ove le faide sono tutt'ora in corso.

Hamas in modo trasversale recluta le sue milizie dai clan con alterne fortune. Esistono infatti Clan che si sono opposti (dopo il 7 Ottobre) ai reclutamenti :

1️⃣Clan Abu Shabab: Attivo tra Rafah e Khan Yunis, ha formato le "Popular Forces" (o Anti-Terror Service), un gruppo armato anti-Hamas guidato da Yasser Abu Shabab (la foto inserita è la sua) della tribù beduina dei Tarabib, una delle più antiche. Hanno ucciso membri di Hamas e si sono opposti al loro controllo, con supporto israeliano.

2️⃣Clan Khalas: Operativo nel nord di Gaza, associato all'attivista Rami Khalas e a figure di Fatah. Israele li ha armati per contrastare Hamas, e hanno coordinato azioni di contrasto nella prima fase delle operazioni.

3️⃣Clan al-Mujaida: Basato a Khan Yunis, ha subito un raid su larga scala da parte di Hamas il 3 ottobre 2025, con scontri che hanno causato decine di vittime. che indicano opposizione al loro dominio. Questo clan è menzionato anche in elenchi storici come potenzialmente ribelle.

4️⃣Clan Dughmush: Potente clan di Gaza City, legato al gruppo salafita jihadista "Army of Islam" (Jaysh al-Islam). Il clan controlla reti di contrabbando e ha continuato a opporsi ad Hamas, con accuse di furto di aiuti umanitari; nel 2024, Hamas ha giustiziato un leader del clan per presunta collaborazione con Israele.

5️⃣Clan Hilles: Clan basato a Gaza City, con forti legami con Fatah. Nel 2008, violenti scontri con Hamas nel quartiere di Shijaia, scatenati da un raid contro la loro casa fortezza, che ha causato almeno 9 morti e decine di feriti; Hamas li accusava di un attentato. Circa 180 membri del clan fuggirono in Israele per sicurezza. I conflitti intermittenti continuarono, con il clan che resistette ai tentativi di disarmo da parte di Hamas.

6️⃣Clan Samhadana: Basato a Rafah, controlla tunnel di contrabbando verso l'Egitto. Hanno opposto resistenza ad Hamas per mantenere l'indipendenza economica, con tensioni legate al controllo delle rotte illegali.

Esiste quindi una minoranza del tutto avversa ad Hamas e qualificare i gazawi come interamente sodali ai tagliagole, è quanto di più sbagliato si possa immaginare.

Grazie a Isaia per questo suo prezioso contributo. 

Pensieri Politici


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venerdì

La Gazzetta Tricolore

EDIZIONE DEL 1 AGOSTO 2025

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