1998: Moffa vince alla Provincia di Roma; 2000 Storace diventa Presidente alla Regione Lazio; 2008 Alemanno conquista il Campidoglio. Tutte e tre le esperienze della destra romana al governo delle istituzioni locale vengono poi subito bocciate dagli elettori. Per Alemanno c'è ancora la speranza del ballottaggio, ma di fatto è stato votato per la riconferma dal 15% dei romani - è questo è il dato più allarmante. Le cause? A mio avviso: primo, l'eterno complesso di inferiorità che fa perdere il coraggio di dire 'cose di destra' una volta giunti al potere (leggi 'paura del politically correct'); secondo, la scarsa dimestichezza con la gestione del potere che si acquisisce solo con l'esperienza sul campo; terzo, un nostro elettorato molto individualista con 'la mia destra è più destra della tua' e sempre a vedere le cose che dividono, mai quelle che uniscono (spezzettamento elettorale); quarto, spesso il fallimento anche morale più che elettorale delle persone contagiate dal potere e dal suo fascino, che hanno poi preferito circondarsi di lecchini o affaristi (leggi anche Andreotti: il potere logora chi non ce l'ha); quinto, la cannibalizzazione da parte delle correnti romane in perenne guerra tra loro e l'assenza di una struttura partitica in grado di calmierarle e dare una regia collettiva. Cosa fare? Lo so. Conoscendo il panorama, deve nascere una figura carismatica con una leadership forte. E questo dipenderà da un fattore soprattutto: che chi ha fallito non 'ammazzi sul nascere' questa ipotesi per continuare invece la logica del 'mal comune, mezzo gaudio'. Fabio Sabbatani Schiuma
Non ci sono scuse o attenuanti. Per Giorgio Napolitano 18 mesi è un tempo appropriato per le riforme. E sul presidenzialismo? «Non parlo né oggi né mai», afferma, incontrando i giornalisti al Quirinale, preferendo non intervenire su una questione che investe direttamente il suo ruolo. Per quanto riguarda la durata (e la tenuta) dell'esecutivo Letta, il capo dello Stato, al suo secondo mandato, spiega che «il governo senza dubbio è a termine», per poi aggiungere che «assolutamente» non c'è una scadenza per l'esecutivo attuale di larghe intese. «Apprezzo la scelta dei partiti che comporta sacrifici», continua, facendo riferimento alla decisione di dare vita a un governo composito dal punto di vista politico, che ... Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/wGEcq