venerdì

L’aria viziata della politica romana.

I ricatti in Comune e la lotta per il municipio commissariato per mafia secondo un rappresentante della destra capitolina.
La politica non è più quella delle ideologie e del servizio alla collettività.
L’attività politica è una continua ricerca di equilibrio fra le istanze che portano sulla poltrona e le spinte degli interessi economici, di posizione o di lobby che da quella poltrona vogliono qualcosa.
In politica porre la questione della dignità e del rispetto per gli elettori può costare caro. Paradossalmente parlando, può minare in maniera irreversibile lo stesso percorso politico se ci si scontra con i poteri forti.
Al di là degli orientamenti politici di destra o di sinistra, quello che ci preme ricercare è la genesi dello scollamento tra la politica e la gente. Tra l’ideologia, che doveva guidare l’attività dei rappresentanti dei portatori di interessi, e i fatti, le manovre oscure.
Gli stakeholders di fatto ora non sono più gli elettori, ma una commistione tra sistema bancario, economico e di lobby. Una questione politica che ormai investe sia la destra che la sinistra, in egual misura.

Intervista a Sabbatani Schiuma, attivista e politico

Fabio Sabbatani Schiuma è fondatore e leader di Riva Destra, movimento nato nel 1993 dal primo storico circolo di Alleanza Nazionale. Attualmente è consigliere nel Municipio V di Roma ed ex vicepresidente del Consiglio comunale di Roma. In precedenza sempre la carica di consigliere capitolino, rivestita dal 1997 al 2013, con un totale di 17.000 voti di preferenza.
Come ha iniziato a fare politica?
«Tre libri letti, poco più che adolescente, mi hanno formato: Quel che non ha capito Carlo Marx di Armando Plebe, La fattoria degli animali di George Orwell e Un patibolo chiamato Loreto di Marino Piazzola. Ma senz'altro è stata la frequentazione di uno storico locale di destra nel rione Prati a Roma, oltre che l’ammirazione per le idee politiche di mio zio Enzo Schiuma, regista in Rai, che però in viale Mazzini ha sempre camminato con la schiena dritta e magari proprio per questo non ha fatto la carriera che avrebbe meritato.»
Fare attivismo politico che cosa significava?
«Io sono stato fortunato. Ho visto solo la parte finale dei cosiddetti “anni di piombo”, quando essere di destra significava andare incontro nel migliore dai casi a un pestaggio. Al massimo mi sono beccato una rigata al motorino davanti a scuola. Però ho fatto in tempo a imbrattarmi le mani di colla per attaccare manifesti. Ed era tutt'altra cosa.»
Scambi, favori, poca etica e compromessi: è davvero diventata così la politica?
«La politica è lo specchio del popolo, a tangente presa c’è tangente data, a clientelismo c’è la richiesta di qualcosa di cui non si avrebbe diritto, a politica distante c’è popolo disinteressato. Oggi, poi, è addirittura schifato. Ma è come un cane che si morde la coda, e per uscirne fuori non serve l’antipolitica, ma il ritorno a quella con la P maiuscola, ossia risolvere i problemi. D'altronde se le persone si vendono il voto per una cortesia o per una cena offerta, vuol dire che poi qualcuno si vende loro e i voti presi. Ma oramai i tempi sono duri… si sono mangiati pure quello che non c’era.»
Spesso per il rispetto di sacrosante battaglie sociali, per la dignità propria e del proprio mandato elettorale, la politica si deve inventare. Come è successo a lei, che è dovuto ricorrere a degli espedienti, a dei ricatti nel Comune di Roma, proprio quando a governare la città c’era una compagine a lei affine, la giunta Alemanno. Mi sembra un paradosso politico.
«Devo essere sincero: dei sindaci a cui ho fatto opposizione, Rutelli e Veltroni, di quest’ultimo ho comunque un buon ricordo e aveva in giunta galantuomini come il compianto assessore alla Cultura, Gianni Borgna. Ci si accapigliava in consiglio comunale, i toni erano duri, ma c’era rispetto e si parlava di politica, non di certo di mafia capitale… Ecco, non mi aspettavo di fare opposizione anche ad Alemanno, ma dopo anni di battaglie di destra sociale, soprattutto in periferia, dove raccontavamo di essere alternativa politica ed etica confronto alla sinistra, andare al governo della città per vedere poi la nostra bandiera ammainata e gli inchini ai poteri forti e al buonismo straccione, no, non me lo sarei aspettato.»
Per arrivare al concreto, ci racconta di come è riuscito a far valere un diritto inalienabile come quello della casa per chi, in uno stato di bisogno e di ragione, aveva ormai perso le speranze? Come andò quella storia?
«Premesso che per me casa e lavoro sono dei diritti che vanno garantiti, senza i quali le persone non sono davvero libere, una volta in Campidoglio dovetti fare ostruzionismo d’aula con migliaia di emendamenti contro il sindaco Alemanno per stornare un milione di euro stanziati nel bilancio a favore dei nomadi e darli per l’emergenza abitative delle famiglie italiane che attendevano una casa da anni in graduatoria. Poi nelle cronache giudiziarie ho capito il perché di questa resistenza.»
Se non erro, quella per lei è stata una vittoria e anche l’inizio della fine.
«È stato il momento in cui ho capito che il tempo dei samurai, che significa “servire il popolo”, era finito. Parole come fedeltà e onore sono cadute in disgrazia, nella vita comune. E quindi anche in politica.»
Avete aderito a Noi con Salvini. Un seggio al municipio, un coordinamento su Roma, e poi?
«Senta, le racconto la verità vera. Con i miei amici di Riva Destra, che non è un partito ma una comunità politica, avevamo aderito volentieri a quel progetto. E fin quando a governarlo a Roma e nel Lazio c’era gente come Gian Marco Centinaio, attuale capo dei senatori salviniani, abbiamo offerto militanza vera e concreta e portato numeri: la media per NcS nel mio municipio è stata il 4% e nel resto della città il 2,7%. Poi quando Noi con Salvini si è trasformato in “noi con quelli che la destra l’hanno distrutta”… no, grazie, già dato. Mi fermo qui, poiché presto qualcuno si renderà conto dell’errore fatto a imbarcare riciclati e saltapartiti. Non era questo il progetto nel quale abbiamo creduto.»
Mi viene da dire, citando un suo virtuale avversario ideologico, che i politici si trasformano in avversari delle istanze che avrebbero dovuto rappresentareMa se in politica ormai le correnti, gli scambi e i favori hanno più peso dell’ideologia, in che modo si possono risolvere problemi come l’occupazione giovanile e la crisi delle piccole e medie imprese, cosa che consentirebbe all’Italia di uscire dalla crisi?
«Le correnti, per me, se sono di pensiero portano a un dibattito e a una sintesi utilissime. Se diventano invece comitati di affari per la sola guerra di potere distruggono ogni forma di meritocrazia, e buttano nel secchio i problemi del popolo e le idee con cui risolverli. Per le questioni che lei mi elenca, ci sarebbe un dibattito da fare da qui a Natale; come posso sintetizzare la risposta? Agevolare davvero chi reinveste gli utili nell’assunzione di giovani, sostenere il microcredito, pagare meno tasse, ma pagarle tutti… Il problema resta avere governi eletti dal popolo che vadano in Europa e difenderlo e non a sacrificarlo per restare sulla poltrona e svendere l’Italia a pezzi. Dal 2011 siamo vittime di un colpo di stato, punto. Come al solito ho detto cose non politicamente corrette, lo so, ma sono fatto così, dico e faccio quello che penso e non ciò che mi converrebbe. Se vuole non la pubblichi l’intervista, non me la prenderò.»
Fonte QUI ! 

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mercoledì

OPERA IN ROMA è lieta di annunciarvi il nuovo programma lirico: Va Pensiero... Verdi, solo Verdi, fortissimamente Verdi !

Un concerto è l'occasione per rivivere in pillole il meglio, o per dirla in altro modo, quello che ricordiamo di più, del repertorio di un genere.
Estrapolare le arie del genio, del Mago, di Busseto è impresa impossibile tanto i suoi melodrammi erano costruiti, pur nei numeri chiusi, in funzione di un pensiero drammatico unitario e consequenziale.

Detto ciò il programma del "Va Pensiero..." vuole essere proprio questo, un rimando, una rimembranza che ci faccia viaggiare attraverso la parabola compositiva verdiana (nel corso del concerto verranno eseguiti brani tratti da ben dodici opere di Giuseppe Fortunino Verdi: Nabucco, Ernani, Attila, I Masnadieri, Luisa Miller, Il Trovatore, La Traviata, I Vespri siciliani, Un Ballo in maschera, Don Carlos, Aida e Falstaff) attraverso un secolo che dalla nascita di Verdi, nel 1813, alla sua morte nel 1901, è stravolto dalle scoperte e dalle rivoluzioni sociali, politiche e scientifiche.

Un viaggio sulle note del Bardo italiano per eccellenza!
Un’esperienza multisensoriale dunque, perchè l'esecuzione delle arie, dei duetti e degli strumentali verrà accompagnata dalla proiezione di immagini e commenti che ci faranno immedesimare nella Musica stessa per conoscere L’Uomo, il suo Tempo, il suo Mondo.
Un bagno di suoni e di immagini che non potrà non entusiasmarvi.

La sede del concerto è la prestigiosa sala auditorium della Chiesa Valdese in via 4 Novembre 107, a Roma, a due passi dall'altare della Patria, da Piazza Venezia e da tanta storia.
L'ottima acustica della sala accoglierà i suoni e le melodie immortali in un dolce abbraccio.

Per informazioni e prenotazioni chiamate il numero 3349516109

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Un piccolo assaggio di lavoro prima di chiudere il 2017.

ACCREDITAMENTO
IL SOLE 24 ORE Pag. 25
27/12/2017
AL TRAGUARDO GLI ORDINI PER LE PROFESSIONI SANITARIE
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CORRIERE DI BOLOGNA Pag. 8
27/12/2017
TERMOSIFONI, SCATTANO LE SANZIONI PER CHI NON HA MESSO I CONTACALORIE (FRANCESCA CANDIOLI)
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NORMATIVA ISO
IL MATTINO DI PADOVA Pag. 18
27/12/2017
INFOCAMERE OPERATORE FINANZIARIO ACCREDITATO
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LA SICILIA Pag. 44
27/12/2017
ONCOLOGIA: CERTIFICAZIONE DI QUALITÀ E NUOVA TECNOLOGIA ISO 9001:2015
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AMBIENTE
IL SOLE 24 ORE Pag. 24
27/12/2017
NEL 730 I NUOVI CODICI PER CLASSIFICARE I LAVORI SUGLI EDIFICI (MARIO CEROFOLINIGIAN PAOLO RANOCCHI)
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IL CAMBIAMENTO CLIMATICO TAGLIERÀ IL REDDITO MEDIO
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27/12/2017
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24/12/2017
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CONSORZIO VINI: «PRIORITÀ ALLA RICERCA SUL GENOMA» (GIUSEPPE PALLANCH)
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AVVOCATURA DELLO STATO, TAGLI PER I PRATICANTI (LUCIANO CERASA)
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SOCIETÀ E IMPRESE
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27/12/2017
SINDACI E REVISORI IN PICCOLE SRL (LUCIANO DE ANGELIS)
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ITALIA ED EUROPA SONO RIMASTE INDIETRO RISPETTO A CINA E STATI UNITI NELL' APPLICARE IL DIGITALE ALL' INDUSTRIA. IL PIANO IMPRESA 4.0 NON BASTA (CARLO FERRO*)
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