martedì

Perché la Norvegia NON ha Debito Pubblico?

La Norvegia non ha debito pubblico, perché:
1 - Non ha aderito all'euro. La moneta Norvegese è la Corona.
2 - Non ha privatizzato le aziende energetiche - petrolio (Statoil), energia idroelettrica (Statkraft), alluminio (Norsk Hydro), la principale banca del paese (DnB NOR), e le telecomunicazioni (Telenor).
3 - Circa il 30% di tutte le aziende quotate alla borsa di Oslo è statale.
4 - I titoli di stato rendono il 6,75% netto ai risparmiatori (clicca qui).
5 - Pur essendo il principale produttore di petrolio europeo, NON fa parte dell'OPEC. Per la cronaca, l'Italia è il secondo produttore europeo e in Basilicata è stato individuato il più grande giacimento d'Europa su terraferma, clicca qui.
Naturalmente, in Norvegia, non si sognano di parlare di privatizzazione dell'acqua o privatizzazione della raccolta di rifiuti, come fanno i nostri politici e NON hanno alcun debito pubblico, anzi! Hanno un avanzo di bilancio statale del 10%, mentre noi, che abbiamo privatizzato quasi tutto, abbiamo un debito pubblico pari al 115% del nostro PIL... 

lunedì

ROMA - CONCERTO DI NATALE - INVITO


Roma, 18 dicembre alle ore 11.30
CONCERTO DI NATALE
dell’Associazione Movimento e Trasformazione con la
Banda Nazionale dell’Esercito Italiano “CIAO EUFHONIUM” 
 Roma 12, dicembre 2011 - 
Undici brani tratti dal nobile repertorio della Banda Nazionale dell’Esercito Italiano “Ciao Eufhonium”, per celebrare il Natale nell’ormai consueto appuntamento dell’Associazione Culturale Movimento e Trasformazione che festeggia il suo decimo anno di impegno sociale sul territorio con il tradizionale Concerto di Natale
 Il concerto, completamente gratuito, si terrà al Teatro del Vascello in via Giacinto Carini, 78 (Roma) Domenica 18 dicembre alle ore 11.30: sul palco ci sarà il Presidente dell’Associazione, Avv. Gianni De Lucia.
Sarà presente nella circostanza l’Assessore Regionale FABIO ARMENI.
 Quest’anno in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia è stata coinvolta nell'iniziativa una compagine apprezzata sul piano internazionale, quella del quartetto di Tube e Percussioni 
della BANDA NAZIONALE dell’ESERCITO ITALIANO “CIAO EUFHONIUM”.
 Ma non finisce qui. Ai suoni luminosi del Concerto di Natale si assocerà, infatti, 
un brindisi con buffet natalizio (ore 13,00).
Con questa iniziativa - riferisce l’Avv. Gianni De Lucia - caratterizzata dalla abituale qualità delle scelte, l’Associazione avvia al compimento un anno ricco di impegni e occasioni culturali e sociali, condotte sul territorio del XVI Municipio, all’insegna dello scambio di esperienze e della solidarietà. Dopo un breve periodo di sospensione, dovuto anche al trasferimento della sede operativa in Via A. Toscani 84 rinnoviamo l’impegno politico/sociale per favorire l’aggregazione e la conoscenza.
Da sempre con l’Associazione ci siamo fatti promotori di progetti a favore degli anziani del Municipio XVI contribuendo allo sviluppo di luoghi d’incontro per la 3° età.
Ritengo - conclude l’Avv. De Lucia, che il valore della famiglia, della tradizione e della patria uniti all'iniziativa benefica di cui  sopra, siano la giusta combinazione per celebrare il Santo Natale”.

 R.S.V.P.
Francesca Romana Landi
Addetto Stampa
Cell. 340-1892569 


venerdì

Crisi del debito in Italia: consigli a Governo e PMI

La ricetta globale anti-spread in dodici azioni, proposta degli analisti finanziari dell'Aiaf, tocca anche l'Italia, e interessa da vicino sia le strategie del nuovo Governo Monti sia le politiche che vedono protagoniste le PMI. 

A pochi giorni dal varo della Manovra Monti (DL recante “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici“), cerchiamo di capire quanto le misure previste dal pacchetto anti-crisi di fine 2011 trovino corrispondenza con le strategie pensate dagli esperti di settore.
La ricetta anti-spread messa a punto dagli analisti finanziari dell’Aiaf tocca infatti anche anche l’Italia: in relazione alla crisi del debito, premesso che i fondamentali della nostra economia sono «profondamente diversi da quelli della Grecia», i due obiettivi primari sono: rilanciare la crescita e aggredire il debito pubblico. E fin qui ci siamo.


QUI L'ARTICOLO COMPLETO.


IL VOSTRO UFFICIO STAMPA

lunedì

Consulenti - Lettera aperta al Governo.

Al Presidente del Consiglio Professor Senatore Mario Monti
Al Ministro del Lavoro e Politiche Sociali Professoressa Elsa Fornero
Al Ministro dello Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti Dottor Corrado Passera

Ill.mo Presidente,
Ill.mi Ministri,
ci rivolgiamo a Voi in forma di lettera aperta nella convinzione che la Vostra azione di governo affronterà nodi strutturali e rigidità corporative che rischiano di far inesorabilmente regredire il nostro Paese e che ogni giorno condizionano, sempre più pesantemente, la nostra attività professionale e la nostra vita di cittadini.
La nostra associazione rivendica cittadinanza ai diritti dei lavoratori professionali di nuova generazione. Interpreta il loro spirito di libertà e indipendenza. Promuove la loro visibilità sociale e le iniziative che ne difendono i diritti. Vive della partecipazione e del contributo di tutti loro.
Il nostro lavoro consiste nella prestazione di servizi immateriali, cognitivi, alle imprese, alle istituzioni, alle comunità. Una politica di sviluppo fondata sull’innovazione, sulla libera circolazione dei saperi, sulla tutela dei beni comuni, sulla difesa del territorio dal dissesto idrogeologico, sulla responsabilità sociale dell’impresa, sul valore del lavoro professionale che si apre all’Europa e al mondo, in grado di contrastare l’impoverimento delle intelligenze e delle risorse umane, è quella a noi più congeniale e, crediamo, più in grado di produrre occupazione di qualità e progresso.
1. Oltre la rappresentanza degli interessi, per la cittadinanza dei diritti.
Siamo un ceto sociale escluso dalle tradizionali forme di rappresentanza: ordini professionali, sindacati, associazioni imprenditoriali. Siamo il prodotto più visibile del cambiamento sociale: ne siamo l’avanguardia. Oggi, e domani ancor di più, il percorso lavorativo di ciascuno attraverserà varie tipologie di rapporto lavorativo. Non pensiamo ad un improponibile ritorno al passato, ma vogliamo un futuro di pari opportunità per tutte le forme di lavoro. Per questo rivendichiamo un moderno Stato sociale, eguale per tutti i cittadini e frutto di un’equilibrata imposizione fiscale.
Nello specifico proponiamo:
1.Una consultazione delle parti sociali che tenga presente l’attuale articolazione sociale e riconosca nuovi interlocutori rappresentativi delle nuove modalità lavorative.
2.Riforme strutturali nella direzione di un equo riconoscimento del lavoro autonomo professionale.
3.Iniziative legislative bi-partisan volte a ridisegnare lo Stato sociale, con particolare riferimento al sistema delle pensioni e degli ammortizzatori sociali, in modo che sia socialmente equo nei confronti delle nuove generazioni e più in generale delle nuove tipologie di lavoratori.2. Contro le politiche di cassa, per una nuova Gestione Separata INPS.
Riteniamo insostenibile per la nostra attività lavorativa ed eticamente inaccettabile un sistema previdenziale in cui un professionista con cassa paga il 12-14%, un commerciante o un artigiano il 20-21%, un lavoratore dipendente il 25-26% del costo globale (dato che il 33% di cui si parla è in parte riferito alla sola retribuzione lorda), un professionista senza cassa con partita IVA il 26,72%, ora innalzato a 27,72%.
La Gestione Separata INPS non è mai stata interpretata, da entrambi gli schieramenti politici, come una cassa separata, ma come un serbatoio per fare cassa: dal 10% del 1996 si è arrivati all’attuale 27,72%, producendo attivo per finanziare le passività generate da altre gestioni o gli oneri per ammortizzatori sociali dai quali siamo esclusi.
Noi chiediamo la fine di questa logica e una nuova gestione che garantisca un equo trattamento pensionistico e garanzie di tutela sociale.
Nell’immediato proponiamo:
1) La revisione immediata della norma contenuta nella Legge di Stabilità che innalza al 27,72% il contributo INPS per tutti i lavoratori iscritti alla Gestione Separata.
2) Una omogeneizzazione della nostra situazione contributiva con quella degli altri autonomi (commercianti, artigiani, professionisti con cassa), perché:
■rivendichiamo il nostro status di lavoratori autonomi, superando l’ambigua definizione di parasubordinati, che ci vorrebbe lavoratori dipendenti atipici,
■il peso della contribuzione grava interamente su di noi e non sui nostri committenti,
■siamo sul mercato insieme agli altri autonomi, che, sostenendo costi contributivi più bassi, risultano più competitivi di noi.
3) L’innalzamento della rivalsa contributiva, da rendere obbligatoria, al 10% (ora ferma al 4% come quando l’aliquota INPS era al 10%), la sua esenzione dall’IVA e dalla ritenuta d’acconto, come avviene per altri professionisti.
In prospettiva siamo favorevoli ad un sistema pensionistico uguale per tutti i lavoratori, dipendenti e autonomi, ma chiediamo che in questo percorso la nostra situazione si evolva in parallelo con gli altri autonomi.
3. Una giusta pensione, per un equo patto generazionale.
Sul fronte pensionistico la nostra situazione è particolarmente critica.
Siamo espressione del nuovo mercato del lavoro, in un sistema di welfare ancorato al passato: non siamo tutelati, non solo in termini di mancato guadagno, ma anche di versamenti pensionistici, nelle situazioni di non lavoro per malattia, disoccupazione e lavori di cura.
Per primi sperimenteremo, e in qualche caso stiamo già sperimentando, gli effetti del sistema contributivo, senza che siano stati previsti interventi di transizione.
Siamo vincolati ad una gestione previdenziale rigidamente divisa e perciò ulteriormente penalizzante. Con impossibilità di trasferire verso altre gestioni quanto versato nella Gestione Separata. E penalizzazioni nel meccanismo delle totalizzazioni.
Nell’immediato proponiamo:
1) La piena trasparenza sulle modalità di aggiornamento dei coefficienti di trasformazione.
2) La comunicazione a tutti i contribuenti di proiezioni aggiornate sulla propria pensione (busta arancione), anche al fine di una verifica della sostenibilità sociale del sistema contributivo.
3) L’eliminazione delle finestre di uscita che non hanno motivo di esistere per chi è soggetto al sistema contributivo e sono ulteriormente vessatorie per i lavoratori autonomi: 18 mesi contro i 12 dei lavoratori dipendenti.
4) L’equiparazione ai dipendenti per quanto concerne i benefici fiscali per il finanziamento del pilastro privato, al fine di consentire anche agli autonomi la possibilità di godere un’analoga pensione complementare.
5) La definizione di misure transitorie per chi va in pensione entro i prossimi 10-15 anni, che rischia di non raggiungere neppure la pensione minima o è soggetto a meccanismi di totalizzazione penalizzanti.
In prospettiva siamo favorevoli alla costruzione di una grande INPS che elimini le situazioni di privilegio e quelle di apartheid (come la Gestione Separata). Chiediamo che anche nel sistema contributivo si recuperi la finalità solidaristica delle pensioni, prevedendo una pensione base (aggiuntiva a quella puramente contributiva) legata al numero degli anni lavorati, indipendentemente dai contributi versati e dalla tipologia di lavoro svolto.
4. Una fiscalità equa, per la tutela dei diritti del lavoro indipendente.
Una prima considerazione riguarda l’emergenza attuale: se si dovesse procedere verso ulteriori aumenti della tassazione indiretta al fine di finanziare una diminuzione del costo del lavoro, riteniamo inopportuno l’aumento dell’IVA sulle prestazioni professionali perché si tradurrebbe in innalzamento del costo del lavoro indipendente. Allo stesso tempo se l’abbassamento del costo del lavoro venisse perseguito con un abbattimento dell’IRAP, per essere equo dovrebbe riguardare anche il lavoro indipendente.
Ci sono poi discriminazioni normative che riflettono un’impostazione che privilegia negoziazioni settoriali piuttosto che riconoscere diritti universali: su questo sollecitiamo un intervento perequativo.
Nell’immediato proponiamo:
1) Esenzione delle prestazioni professionali da qualsiasi aumento dell’IVA: il lavoro non è una merce.
2) Estensione dell’eventuale abbattimento dell’IRAP e/o di altre imposte sul lavoro anche al lavoro indipendente, nel caso in cui sussistono i presupposti per l’applicazione delle imposte stesse.
3) Equiparazione ai lavoratori dipendenti in fatto di detrazioni per familiari a carico.
4) Revisione del sistema di spese deducibili inerenti l’attività, in linea con le esigenze del nuovo lavoro professionale autonomo: in particolare evidenziamo la necessità di prevedere la totale deducibilità delle spese in formazione.
4) Semplificazione burocratica e superamento di misure nate per le imprese: IRAP, anticipo IVA e interesse per IVA trimestrale.
5. Contro elusione ed evasione, per una simmetria di diritti.
Siamo favorevoli ad ogni misura che favorisca la trasparenza e la tracciabilità e che permetta il controllo di evasione ed elusione. Come avviene già oggi per chi come noi eroga servizi ad aziende ed enti pubblici, con fatturazione regolare di tutte le prestazioni.
Chiediamo allo stesso tempo un confronto più equilibrato con l’Agenzia delle Entrate e simmetria di diritti fra cittadino e Stato in tutte le pratiche di accertamento.
Nell’immediato proponiamo:
1) la convocazione del contribuente da parte dell’Agenzia delle Entrate prima dell’applicazione di sanzioni pesanti;
2) il rimborso delle spese sostenute dal contribuente in risposta a contestazioni fiscali o entro un contenzioso con l’Agenzia delle Entrate, quando dimostra di essere stato corretto;
3) l’utilizzo degli studi di settore e del redditometro esclusivamente come strumenti indicativi, senza scaricare sul contribuente l’onere della prova, non di rado impossibile da fornire.
6. Un’equa protezione, per malattia e degenza ospedaliera.
Oggi i lavoratori indipendenti non hanno alcuna copertura della malattia domiciliare e hanno diritto ad un’indennità modesta in caso di malattia ospedaliera.
La nostra proposta è quella di incentivare il ricorso allo strumento dell’assicurazione con società di mutuo soccorso, per garantire un’equa copertura della malattia, sia domiciliare sia ospedalizzata.
Proponiamo:
1) Opting out dall’INPS per la malattia, quindi riduzione del contributo INPS dallo 0,72% allo 0,25%, quota stimata per la copertura della maternità (attualmente versiamo lo 0,72%, l’INPS restituisce tra malattia e gravidanza lo 0,33%).
2) La stipulazione di una convenzione assicurativa facoltativa con società di mutuo soccorso che garantisca un’indennità in caso di malattie che comportino un’inabilità al lavoro superiore a 8 giorni (o per periodi più brevi e ripetuti, legati a patologie molto gravi e opportunamente dimostrate) a tutti gli assicurati, proporzionalmente a quanto versato annualmente. Con deducibilità fiscale di tali oneri.
Nella certezza che la Vostra azione di governo vorrà affrontare i temi di questa lettera aperta, confidiamo in un Vostro interessamento personale per rendere possibile un ampio confronto fra le parti sociali al quale anche la nostra Associazione potrà dare il proprio contributo propositivo.
Nel ringraziare, Vi formuliamo i migliori auspici di buon lavoro.
Il Consiglio Direttivo ACTA.

IL VOSTRO UFFICIO STAMPA

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