Comunicare con la trasmissione del pensiero, controllare un essere umano attraverso l’alterazione e la manipolazione della sua mente è un’aspirazione antica, praticata soprattutto in Oriente. Sembrava che la via per raggiungere l’obiettivo fosse stata aperta prima nella Russia staliniana degli anni Trenta poi, dopo la guerra di Corea, quando i reduci dai campi di prigionia cinesi mostrarono strani comportamenti, battezzati “brainwashing” (lavaggio del cervello) dal funzionario della CIA Edward Hunter.
Ma se i tentativi di controllo del cervello umano rappresentano il passato, in tempo di “information container”, la raccolta continua e incessante di dati per il futuro è affidata allo sviluppo delle tecnologie a radiofrequenze (RFId - Radio Frequency Identification), applicabili all’essere umano e fruibili per ottenere informazioni utili in tempo reale. Sviluppando questo metodo, si potrebbe arrivare molto più lontano, soprattutto utilizzando la tecnologia delle frequenze elettromagnetiche del corpo umano.
Un futuro che, non molto vicino ma neppure troppo lontano, consentirà un flusso infinito di informazioni in tempo reale: addirittura la lettura del pensiero. è la prospettiva del terzo millennio, con un problema però: garantire la sicurezza delle informazioni e della loro trasmissione via etere preservando, nello stesso tempo, la privacy e l’integrità delle informazioni stesse.
(Foto da www.window.state.tx.us)
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martedì
Energia plurale scende in campo a Roma
Venerdì 10 agosto, alle ore 12, presso il Gran Caffè Esperia, Energia plurale terrà una Conferenza Stampa sulle prossime elezioni Comunali di Roma.
(Lungotevere dei Mellini,1 - Ex Ruschena)
Interverranno:
Alfredo Iorio,
Andrea Meschini,
Fabio Sabbatani Schiuma.
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(Lungotevere dei Mellini,1 - Ex Ruschena)
Interverranno:
Alfredo Iorio,
Andrea Meschini,
Fabio Sabbatani Schiuma.
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mercoledì
Cos'è il Multilevel Marketing.
Il MultiLevel Marketing (MLM) è un genere particolare di vendita diretta. La vendita diretta è il commercio di beni e servizi proposto direttamente al consumatore: nelle case dei potenziali clienti o in quelle dei loro amici, negli uffici, dovunque, tranne che nei negozi. Il MultiLevel Marketing fa parte di questo universo ma ha una peculiarità: mentre il "normale" venditore diretto si limita a procacciarsi compratori, il venditore di una rete multilivello procaccia clienti che possono diventare a loro volta venditori. Insomma: il venditore "normale" guadagna su ciò che riesce a vendere - più esattamente, sulla differenza tra prezzo all'ingrosso e costo al dettaglio dei prodotti che tratta. Il venditore multilevel, invece, ha una doppia remunerazione: riceve provvigioni sia sul prodotto direttamente venduto, sia sui prodotti venduti dai promotori che egli stesso ha arruolato - quindi, da tutto il ramo di venditori che ha creato nel tempo, la cosiddetta "downline". Non viene assunto dall'azienda di cui vende i prodotti e neppure ne è un rappresentante autonomo: si può definire piuttosto come una sorta di distributore/consumatore che, tramite l'esborso di una quota (grazie alla quale riceve un primo kit di vendita), acquista il diritto di commerciare i prodotti acquistati o i servizi utilizzati. La struttura cui assomiglia un sistema MLM, quindi, è quella di un albero: un organismo ramificato.
Secondo alcuni autori, il primo esempio di MLM risale al lontano 1934, quando William Casselberry e Lee Mytinger, due distributori di integratori dietetici Nutrilite (società dalla cui scissione ebbe vita nel 1959 Amway) iniziarono a vendere vitamine con il loro "programma C&M", coniato sulle iniziali dei loro cognomi.
Il MultiLevel Marketing non è, in assoluto, "buono" o "cattivo". Ma da quando è nato ha sempre dovuto combattere con un’immagine negativa, dovuta a tre fattori.
Primo, molto spesso la vendita di prodotti conta poco rispetto al reclutamento di nuovi venditori, all’allargamento della rete; in questo caso il MLM assomiglia a una Catena di Sant’Antonio.
Secondo, quasi sempre le persone sono convinte ad aderire (e a svolgere un’attività lavorativa di vendita, che è impegnativa e non alla portata di tutti) sulla base di mirabolanti promesse di ricchezza e di successo. Ma secondo i dati delle stesse aziende, la gran parte delle persone guadagna redditi tra i 200 e i 300 euro al mese. Solo lo 0,01% giunge alla ricchezza promessa.
Terzo, il mondo del mlm utilizza tecniche di comunicazione e di coinvolgimento che spesso e volentieri assomigliano a quelle utilizzate da "sette" o movimenti religiosi-culturali: convention di massa in cui si canta e si applaude i carismatici leader delle reti, costosi corsi di formazione che si viene "invitati" a frequentare, un atteggiamento di ostilità verso chiunque abbia dubbi o critiche, l’obbligo di coinvolgere parenti e amici, "monetizzando" i rapporti personali ed affettivi.
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Secondo alcuni autori, il primo esempio di MLM risale al lontano 1934, quando William Casselberry e Lee Mytinger, due distributori di integratori dietetici Nutrilite (società dalla cui scissione ebbe vita nel 1959 Amway) iniziarono a vendere vitamine con il loro "programma C&M", coniato sulle iniziali dei loro cognomi.
Il MultiLevel Marketing non è, in assoluto, "buono" o "cattivo". Ma da quando è nato ha sempre dovuto combattere con un’immagine negativa, dovuta a tre fattori.
Primo, molto spesso la vendita di prodotti conta poco rispetto al reclutamento di nuovi venditori, all’allargamento della rete; in questo caso il MLM assomiglia a una Catena di Sant’Antonio.
Secondo, quasi sempre le persone sono convinte ad aderire (e a svolgere un’attività lavorativa di vendita, che è impegnativa e non alla portata di tutti) sulla base di mirabolanti promesse di ricchezza e di successo. Ma secondo i dati delle stesse aziende, la gran parte delle persone guadagna redditi tra i 200 e i 300 euro al mese. Solo lo 0,01% giunge alla ricchezza promessa.
Terzo, il mondo del mlm utilizza tecniche di comunicazione e di coinvolgimento che spesso e volentieri assomigliano a quelle utilizzate da "sette" o movimenti religiosi-culturali: convention di massa in cui si canta e si applaude i carismatici leader delle reti, costosi corsi di formazione che si viene "invitati" a frequentare, un atteggiamento di ostilità verso chiunque abbia dubbi o critiche, l’obbligo di coinvolgere parenti e amici, "monetizzando" i rapporti personali ed affettivi.
lunedì
Farmacie: come sfruttare le liberalizzazioni.
Le novità introdotte dai decreti Salva Italia e Liberalizzazioni cambiano le regole per farmacie e parafarmacie: ecco le nuove sfide imprenditoriali.
Farmacie, le sfide dopo la liberalizzazione.
Sono molte le novità su farmacie e parafarmacie introdotte dalle leggi del Governo negli ultimi mesi: apertura di nuove sedi, vendita di alcuni farmaci, bandi di concorso.
Il Decreto Salva Italia di fine 2011 (Manovra Finanziaria Monti) e il Decreto Liberalizzazioni di inizio 2012 regolamentano diversi aspetti nel settore, andando a scardinare i capisaldi su cui si sono da sempre fondate le farmacie italiane.
Vediamo nel dettaglio.
Nuove farmacie e regole di vendita.
E’ l’articolo 11 del Decreto Liberalizzazioni (24 gennaio 2012, n. 1, convertito con la legge 24 marzo 2012, n. 27) a stabilire un nuovo quorum di 3.300 abitanti per aprire una farmacia: con un’eccedenza del 50% rispetto a questo parametro sarà possibile aprire una ulteriore sede.
Inoltre, si possono aprire altre sedi fino a un massimo del 5% di quelle spettanti secondo i precedenti criteri:
in stazioni ferroviarie, aeroporti civili a traffico internazionale, stazioni marittime e aree di servizio autostradali ad alta intensità di traffico dotate di servizi alberghieri o di ristorazione, purché non sia già aperta una farmacia a una distanza inferiore a 400 metri.
in centri commerciali e grandi strutture con superficie di vendita superiore a 10mila metri quadrati, purché non sia già aperta una farmacia a una distanza inferiore a 1.500 metri.
Infine, nelle regioni che entro il 1° Marzo 2013 non avranno assegnato tramite concorso almeno l’80% delle nuove farmacie, è destinato a scomparire il concetto di farmacia di turno in quanto è data piena libertà negli orari di apertura-chiusura e di turnazione, e per quanto riguarda la vendita dei farmaci, si prevede che buona parte di quelli di fascia C (con presentazione di ricetta ma a pagamento), possano essere venduti anche nelle parafarmacie e nei corner dei supermercati.
A godere dei nuovi provvedimenti sono in larga parte i parafarmacisti che, nei bandi di concorso per l’apertura di nuovi sedi, potranno anche ottenere punteggi aggiuntivi e avranno il potere di vendere sin da subito farmaci veterinari con ricetta e prodotti galenici.
Secondo le prime analisi, la nuova pianta organica predisposta alla distribuzione del farmaco comporterà l’apertura di 7mila nuove farmacie e parafarmacie: una rivoluzione da 30.000 nuovi posti di lavoro.
Le sfide per i farmacisti.
Con le nuove regole i farmacisti tendono a vedere delegittimata la propria figura e professione, ma il segreto è fare “di necessità virtù”: vecchie e nuove farmacie devono aggiornare la propria immagine.
«Abbiamo avuto riscontri positivi da farmacie e parafarmacie che hanno deciso di offrire – insieme al servizio di vendita di farmaci, con o senza ricetta – anche altri servizi ai cittadini, innanzitutto prodotti da banco e di benessere»: è la testimonianza di RDIFarm, specializzata nella progettazione di farmacie e parafarmacie.
«Nella nostra esperienza, chi ha adottato una nuova visione della propria farmacia, anche in termini di struttura e percorso da far fare al cliente, ha ottenuto oltre il 30% in più del fatturato precedente».
Le farmacie possono dunque diventare centri benessere, qualificati dalla presenza di estetisti professionali e soprattutto del farmacista che «gode sempre del rispetto e dell’autorevolezza pari a quella del medico».
Al di là della potenziale concorrenza in arrivo, tra l’altro, una buona idea per superare la crisi è diventare presidi di primo soccorso o CUP (centri unificati prenotazione). (Fonte PMI).
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Farmacie, le sfide dopo la liberalizzazione.
Sono molte le novità su farmacie e parafarmacie introdotte dalle leggi del Governo negli ultimi mesi: apertura di nuove sedi, vendita di alcuni farmaci, bandi di concorso.
Il Decreto Salva Italia di fine 2011 (Manovra Finanziaria Monti) e il Decreto Liberalizzazioni di inizio 2012 regolamentano diversi aspetti nel settore, andando a scardinare i capisaldi su cui si sono da sempre fondate le farmacie italiane.
Vediamo nel dettaglio.
Nuove farmacie e regole di vendita.
E’ l’articolo 11 del Decreto Liberalizzazioni (24 gennaio 2012, n. 1, convertito con la legge 24 marzo 2012, n. 27) a stabilire un nuovo quorum di 3.300 abitanti per aprire una farmacia: con un’eccedenza del 50% rispetto a questo parametro sarà possibile aprire una ulteriore sede.
Inoltre, si possono aprire altre sedi fino a un massimo del 5% di quelle spettanti secondo i precedenti criteri:
in stazioni ferroviarie, aeroporti civili a traffico internazionale, stazioni marittime e aree di servizio autostradali ad alta intensità di traffico dotate di servizi alberghieri o di ristorazione, purché non sia già aperta una farmacia a una distanza inferiore a 400 metri.
in centri commerciali e grandi strutture con superficie di vendita superiore a 10mila metri quadrati, purché non sia già aperta una farmacia a una distanza inferiore a 1.500 metri.
Infine, nelle regioni che entro il 1° Marzo 2013 non avranno assegnato tramite concorso almeno l’80% delle nuove farmacie, è destinato a scomparire il concetto di farmacia di turno in quanto è data piena libertà negli orari di apertura-chiusura e di turnazione, e per quanto riguarda la vendita dei farmaci, si prevede che buona parte di quelli di fascia C (con presentazione di ricetta ma a pagamento), possano essere venduti anche nelle parafarmacie e nei corner dei supermercati.
A godere dei nuovi provvedimenti sono in larga parte i parafarmacisti che, nei bandi di concorso per l’apertura di nuovi sedi, potranno anche ottenere punteggi aggiuntivi e avranno il potere di vendere sin da subito farmaci veterinari con ricetta e prodotti galenici.
Secondo le prime analisi, la nuova pianta organica predisposta alla distribuzione del farmaco comporterà l’apertura di 7mila nuove farmacie e parafarmacie: una rivoluzione da 30.000 nuovi posti di lavoro.
Le sfide per i farmacisti.
Con le nuove regole i farmacisti tendono a vedere delegittimata la propria figura e professione, ma il segreto è fare “di necessità virtù”: vecchie e nuove farmacie devono aggiornare la propria immagine.
«Abbiamo avuto riscontri positivi da farmacie e parafarmacie che hanno deciso di offrire – insieme al servizio di vendita di farmaci, con o senza ricetta – anche altri servizi ai cittadini, innanzitutto prodotti da banco e di benessere»: è la testimonianza di RDIFarm, specializzata nella progettazione di farmacie e parafarmacie.
«Nella nostra esperienza, chi ha adottato una nuova visione della propria farmacia, anche in termini di struttura e percorso da far fare al cliente, ha ottenuto oltre il 30% in più del fatturato precedente».
Le farmacie possono dunque diventare centri benessere, qualificati dalla presenza di estetisti professionali e soprattutto del farmacista che «gode sempre del rispetto e dell’autorevolezza pari a quella del medico».
Al di là della potenziale concorrenza in arrivo, tra l’altro, una buona idea per superare la crisi è diventare presidi di primo soccorso o CUP (centri unificati prenotazione). (Fonte PMI).
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