venerdì

Strade, Trasporti, Politica, Infrastrutture.

Si, è un Treno !
Come sempre i Problemi Tecnici vengono stravolti dagli schieramenti Politici. Solo con l'analisi del Problema si possono fissare gli obiettivi da raggiungere e le strategie più adatte allo scopo. Con qualche punto di variazione ritengo che il famoso 80/20 di Vilfredo Pareto calzi anche in questa occasione. Se oltre l'80% del nostro trasporto viaggia su "gomma" le nuove linee ferroviarie presentano alcuni punti più che positivi:
  1. Le nuove Linee consentiranno all'Europa di avere un futuro con meno difficoltà. 
  2. Le nuove Linee non sostituiscono le vecchie ma si aggiungono, aumentando le capacità operative. 
  3. Le vecchie Linee, molto alleggerite dal traffico, potranno finalmente far funzionare i Treni Merci.
Le nostre strade ed in particolare la Val di Susa sono percorse da una colonna infinita di TIR che trasportano di tutto, con un inquinamento, sia dell'aria che acustico, che sarebbe interessante rendere pubblico. Caricare container su treni, significa ridurre drasticamente il trasporto su "gomma" e passare in galleria, significa eliminare ambedue gli inquinamenti. 
(Il sogno è arrivare sotto al 20% di trasporto su "gomma"). 
Quando il solito comico "imbecille" parla di "cosa ci dobbiamo fare con l'Alta Velocità" dovrebbe cortesemente dirci se una nuova linea ferroviaria debba essere progettata e costruita con i criteri e le tecnologie dell'800, magari con la Locomotiva a Carbone completa della sua brava Ciminiera; è assolutamente normale che i nuovi treni abbiano caratteristiche proiettate al futuro e l'unico punto dove convengo sia stato commesso un errore è chiamare il tutto "TAV", si doveva semplicemente parlare dei nuovi, necessari collegamenti ferroviari, probabilmente avremmo ridotto l'impatto di contestazione. 
La Mamma dei Cretini è sempre incinta. 

lunedì

Inferno e Paradiso !

"Un sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese":
«Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno».
Dio condusse il sant'uomo verso due porte. Ne aprì una e gli permise di guardare all'interno.
C'era una grandissima tavola rotonda. Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso. Il sant' uomo sentì l'acquolina in bocca.
Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato. Avevano tutti l'aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano accostare il cibo alla bocca.
Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.
Dio disse: "Hai appena visto l'Inferno".
Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l'aprì.
La scena che l'uomo vide era identica alla precedente.
C'era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l'acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici.
Questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro sorridendo.
Il sant'uomo disse a Dio: «Non capisco!» - E' semplice, - rispose Dio, - essi hanno imparato che il manico del cucchiaio troppo lungo, non consente di nutrire sé stessi ma permette di nutrire il proprio vicino.
Perciò hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri!
Quelli dell'altra tavola, invece, non pensano che a loro stessi...
Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura...
La differenza, la portiamo dentro di noi!"
(Mahatma Gandhi.)

IL VOSTRO UFFICIO STAMPA

domenica

Confindustria, AGCOM intervenga sul Copyright

di: Redazione IT Tech & Social

Confindustria cultura chiede all'AGCOM di adottare al più presto il regolamento sul rispetto del diritto d'autore online.


Il commissario dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) Antonio Martusciello, intervenuto nel corso del convegno "Riforma del diritto d'autore ed il rilancio del mercato degli audiovisivi digitali" ha così dichiarato: "Occorre fugare ogni dubbio e superare l'equivoco che la fruizione deregolamentata dei contenuti autoriali sul web è sinonimo di libertà e democrazia. Se l'allestimento di un'offerta interessante per gli utenti implica necessariamente importanti investimenti nell'acquisto o nello sviluppo di nuovi contenuti, è assolutamente necessario assicurare un'adeguata azione di contrasto delle varie forme di pirateria o di sfruttamento abusivo dei contenuti proprietari". 
A proposito del ruolo di AGCOM nella lotta al fenomeno della pirateria, Martusciello ha commentato: "AGCOM, come è noto, si sta interessando attivamente del problema attraverso un pacchetto di iniziative in materia di diritto d'autore basato sulla pratica del notice and take down senza alcuna forma di controllo degli utenti o di censura del web". 
Il presidente di Confindustria cultura, Marco Polillo, ha poi aggiunto: "Chiediamo per questo all'AGCOM e al Presidente Calabrò di dare seguito al percorso avviato, apprezzato e sostenuto dalla stessa Commissione UE, esaminando il dossier alla prima riunione utile di marzo, come richiesto da ben quattro commissari. Ci teniamo ad evidenziare che non esiste allo stato attuale nessun dossier aperto in Parlamento in merito al rispetto del copyright sul web, anzi in Senato sono stati presentati diversi emendamenti al cosiddetto Decreto Liberalizzazioni per indebolire i cardini della proprietà intellettuale".  
Vi è però anche chi vorrebbe optare per una solida ed efficace riforma del diritto d'autore: il senatore del PD Vincenzo Vita, insieme ai colleghi parlamentari Felice Belisario (IdV), Marco Perduca (Radicali) e Flavia Perina (FLI), si è fatto promotore di una lettera aperta all'Autorità tricolore: "Ribadiamo la nostra preoccupazione per un conflitto possibile tra la centralità e la esclusiva competenza del Parlamento in materia legislativa e il lavoro dell'AGCOM. Ribadiamo altresì la nostra soddisfazione per la sospensione da parte dell'Autorità del regolamento sul diritto d'autore che comunque si sarebbe scontrato col regolamento pervenuto da parte della Commissione Europea, che avrebbe reso necessaria una nuova consultazione pubblica. Occorre, quindi, un ripensamento ancora più ampio, in base a ciò che il Parlamento deciderà". 
IL VOSTRO UFFICIO STAMPA

giovedì

Guardonismo Fiscale

da il Legno Storto
Ora che i redditi dei ministri sono stati pubblicati cerchiamo di capire la differenza che passa fra la trasparenza e il guardonismo fiscale. Posto che quello praticato in Italia è un esercizio che rientra nella seconda categoria: si compongono le liste, si stilano le classifiche, si sbircia per sapere quanto è ricco questo o quello. Funziona così per i ministri, come per i parlamentari. Ma, appunto, non funziona. Non serve a niente. Mero esercizio d’inutile curiosità. Espletato il compito ci si sente più leggeri, si proclama l’avvento dell’onesta visibilità, s’inneggia ai nuovi costumi. Invece non è cambiato un bel niente.
Prendete le dichiarazioni diramate ieri: ce ne fossero due compitate con il medesimo criterio! Ciascuno mette quello che gli pare: alcuni i redditi dell’anno scorso, altri quelli di quello in corso, altri del prossimo. Che ci si fa, con roba simile? E la responsabilità dell’inconcludenza non è di questi ministri, cui, semmai, va riconosciuta la buona volontà. Ma la trasparenza di un Paese non può dipendere dalla buona volontà. C’è un vizio culturale di fondo: si raccontano le storie personali come se il pubblico fosse una giuria penale, si raccolgo i redditi e i patrimoni come se chi li legge dovesse vestire i panni del giudice tributario. Si aggiunge che la ricchezza non è una colpa, laddove dovrebbe essere un merito. Il tutto senza alcuna attenzione a come si dovrebbero aggregare, pubblicare e utilizzare quei dati, quindi senza alcun rispetto per la trasparenza che aiuta la democrazia.
Perché è interessante sapere come e di cosa vive chi governa e chi legifera? Perché è rilevante conoscere i suoi interessi e quelli con i quali è giunto in contatto. E’ rilevante sapere se (è un’ipotesi) il nuovo ministro della difesa ha lavorato con chi fabbrica armi, e non perché sia positivo o negativo in sé, ma perché è giusto conoscere il retroterra delle scelte che saranno fatte. Non serve a nulla sapere quanto Tizio ha guadagnato l’anno scorso, ma è interessante sapere come si sono evoluti i suoi redditi negli ultimi dieci anni (perché se l’ultimo la sua ricchezza s’è moltiplicata, o improvvisamente annientata, se ne può ragionare circa gli interessi o i trucchi con i quali si è avvicinato all’incarico pubblico). Anche qui, non perché ci sia qualche cosa di male, ma perché è bene sapere. La funzione di quei dati non è inquisitoria, ma al servizio della pubblica consapevolezza.
Il giudizio che compete al cittadino è quello elettorale. Se le persone di cui si pubblicano i redditi non si sono mai candidate o non intendono farlo, a che scopo gira l’informazione? E’ evidente che se c’è qualche cosa di sospetto l’accertamento non deve essere fatto al bar, né la democrazia ci guadagna continuando ad alimentare le letterature castali e il diffondersi dei refoli calunniosi. Faccio osservare che gli scandali, o presunti tali, non originano mai da quei dati, ma nascono prima o, comunque, indipendentemente. Ed è bene così (meglio sarebbe non averne, ma è impossibile), perché ciò che si fornisce al pubblico non sono indizi di reato, ma strumenti di conoscenza.
Il reddito di un anno e il patrimonio fotografato ad un determinato istante, non è uno strumento di conoscenza. Alimenta il guardonismo, il gusto morboso di spiare la fortuna altrui (talora coltivando l’invidia, quindi la rabbia, talaltra la devota ammirazione, due sentimenti egualmente animali). Se poi, per giunta, i dati sono disomogenei e affidati alla fantasia di ciascuno (mi spiegate come si fa ad accertare la veridicità di un reddito futuro?), allora siamo al gargarismo.
Vediamo il lato positivo: si è affermato un costume. Sia reso merito al governo Monti. Adesso, però, si cerchi di dargli un minimo di razionalità e funzionalità. Ho una proposta: chi accetta incarichi pubblici accetta anche la pubblicazione delle proprie dichiarazioni nel quinquennio o decennio precedente, depurate dei dati strettamente personali (esempio: figli a carico). Chi ha da temere, se ne stia a casa.
di Davide Giacalone: www.davidegiacalone.it
Pubblicato da Il Tempo 

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