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giovedì

Cassazione:presentate proposte rivoluzionarie

a Roma, in data 15 luglio 2026 

- Il Comitato Bigenitorialità e Pari Opportunità Oltre il Genere, presieduto dalla psicoterapeuta e criminologa Antonella Baiocchi, ha depositato presso la Corte Suprema di Cassazione quattro proposte di legge di iniziativa popolare e una richiesta di referendum abrogativo, con l’obiettivo di promuovere una riforma organica orientata a una tutela realmente paritaria dei diritti della persona e dei minori. 


Le iniziative riguardano, in sintesi: 

• il rafforzamento del diritto dei figli alla bigenitorialità effettiva; 

• il superamento delle discriminazioni attraverso vere pari opportunità tra uomini e donne; 

• una riforma della normativa sulle false accuse e sulle garanzie processuali; 

• il riconoscimento di una tutela realmente universale per tutte le vittime di violenza, indipendentemente dal sesso; 

• la richiesta di referendum abrogativo dell’art. 577-bis del Codice Penale, la cosiddetta “Legge Femminicidio”. 

“Bigenitorialità e pari opportunità sono la stessa battaglia” commenta la presidente del comitato «Non può esistere una vera bigenitorialità senza vere pari opportunità. 
Bigenitorialità e pari opportunità non rappresentano due battaglie distinte: sono parte della stessa visione della società. 

Non può essere realmente garantito il diritto di un figlio a crescere con entrambi i genitori se uomini e donne non godono della medesima dignità, delle stesse tutele e delle stesse opportunità davanti alla legge e nelle istituzioni». 

Secondo il Comitato, la tutela dei minori passa necessariamente attraverso il riconoscimento della pari dignità di entrambi i genitori e attraverso politiche che superino ogni forma di discriminazione. 


Tra i promotori dell’iniziativa anche Vincenzo Spavone, Presidente della Fondazione GESEF, Genitori Senza Figli, da anni impegnato nella tutela dei minori e della bigenitorialità.
«La bigenitorialità non è un diritto degli adulti, ma un diritto fondamentale dei figli. In Italia questo principio è scritto nelle leggi, ma troppo spesso non trova concreta applicazione. Per questo continuiamo a chiedere che venga finalmente garantito nella realtà quotidiana delle famiglie.»

Il referendum sull’abolizione della legge femminicidio (art. 577-bis)
Tra le iniziative depositate assume particolare rilievo la richiesta di referendum abrogativo dell’art. 577-bis del Codice Penale.
Spiega Antonella Baiocchi: «La nostra richiesta nasce da una riflessione criminologica e costituzionale. 

L’introduzione di questa norma presuppone che l’uccisione di una donna da parte di un uomo costituisca, in quanto tale, un crimine d’odio nei confronti delle donne. 

Riteniamo invece che, nella nostra società democratica, gli omicidi motivati dall’odio verso le donne in quanto donne rappresentino eventi eccezionali e residuali, riconducibili a situazioni patologiche o a contesti culturali estranei ai principi della nostra civiltà.  

Vincenzo Spavone, del Direttivo Nazionale del Comitato Bigenitorialitá e Pari Opportunità oltre il Genere ed in rappresentanza dei Genitori separati di tutt'Italia ha dichiarato: 
È ora che i genitori separati escano dalle trincee e da questa sorta di eterna Caporetto e si riprendano il loro Piave ". 

Presentate questa mattina 4 proposte di iniziativa popolare ed un quesito referendario.

Per una Bigenitorialitá più consapevole, contro le false accuse, per una vera Tutela di tutte le vittime di violenza, ed un quesito referendario per abrogare la legge sul Femminicidio. 

Nella grande maggioranza dei casi, uomini e donne arrivano a prevaricarsi reciprocamente, fino ai fatti più estremi, per ragioni riconducibili all’incapacità di gestire il conflitto, il rifiuto, la separazione, la frustrazione o la perdita del controllo. 


www.aeses.it

venerdì

Facciamo CHIAREZZA su questo REFERENDUM


www.giustizianews.it

IL DECALOGO DEL SÌ

Dieci buone ragioni per dire  alla separazione delle carriere e per una giustizia più giusta, terza e credibile. 

1. Un giudice terzo è la prima garanzia di libertà.

Perché senza un giudice terzo non ci può essere il necesario equilibrio del potere del Pubblico Ministero.  

Il giudice deve essere libero da ogni vincolo e da ogni influenza, distinto da chi esercita l’accusa. È un principio costituzionale e una condizione essenziale di libertà per tutti. La separazione delle carriere rafforza la figura del giudice e restituisce fiducia, equilibrio e credibilità alla giustizia.

2. Ruoli diversi, stesse garanzie.

3. Per un processo davvero equo, ad armi pari.

4. Come in tutte le democrazie liberali. 

5. Una giustizia che fa paura non è giusta. 

6. Separare per difendere autonomia e indipendenza del giudice.

7. Sorteggio dei componenti del CSM: più trasparenza e meno correntismo. 

8. Il Presidente della Repubblica, garante dell’equilibrio e dell’unità della giustizia.

9. Un’Alta Corte per una giustizia che risponde a tutti. 

10. Una battaglia di libertà, non di potere. 

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sabato

Referendum: il Comitato per il SI

L’avv. Romolo Reboa e il prof. Fabio Verna, Vice-Presidenti Nazionali del Comitato per il SI al referendum della Giustizia, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta a commento della presentazione del Comitato per il NO. 


I due Vicepresidenti, che operano con piena mutualità e con la super visione dell'avv. Carlo Scala dichiarano che il Comitato è stato costituito da due settimane per atto del Notaio ed annovera già subcomitati in diverse città italiane ed anche in alcune città estere dove risiedono rilevanti comunità di nostri connazionali.
Il progetto referendario verrà prossimamente presentato alla società civile, in quanto saranno i nostri concittadini i reali beneficiari di questo impegno referendario, anche superando le singole faziosità, che troppo spesso dividono il nostro Paese.

"L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) è un’associazione di diritto privato con sede all’interno della Suprema Corte di Cassazione. Non sappiamo in base a quale contratto e quale sia il corrispettivo per avere a disposizione tale privilegiata e prestigiosa location, ma riteniamo inappropriato che la stessa sia stata utilizzata per presentare il proprio progetto di un referendum per dire NO alla legge costituzionale in materia di giustizia approvata dal Parlamento.


La Suprema Corte di Cassazione è un luogo istituzionale, massima espressione del sistema giudiziario italiano, che ne assicura l’imparzialità attraverso il vaglio di legittimità.
L’utilizzo dell’edificio istituzionale per lanciare una tesi politica di parte dimostra come la scelta fatta dal Parlamento sia stata necessaria per riequibrare in senso democratico i poteri, nello spirito dei Padri Costituenti che volevano che la Magistratura fosse separata dal potere politico, ma non che fosse il terzo potere dello Stato, stabilmente contrapposto a chi governa perché eletto dal popolo". 

www.studioservice.com

La Gazzetta Tricolore

EDIZIONE DEL 6 GIUGNO 2025

Giorgia Meloni smaschera i giochetti sul referendum. "Nella storia tutti i partiti hanno fatto campagna per l’astensione. Io contrarissima a dimezzare i tempi per la cittadinanza agli stranieri". Fratelli d'Italia: non andremo a votare

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Lo Stato torna forte: il decreto Sicurezza è legge ---> continua a leggere
La sinistra occupa il Parlamento per difendere l'illegalità ---> guarda il video
FdI: "Contro abusivi, truffatori e sfruttatori" ---> continua a leggere
Stretta sui blocchi stradali e sulle manifestazioni violente ---> continua a leggere
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"Insieme scriviamo il futuro" ---> continua a leggere
Meloni: indegne minacce di morte per la figlia
"Come la ragazza di Afragola". Sospeso il prof dell'odio ---> continua a leggere
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Occupazione, boom di giovani al lavoro
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"Essere italiani è appartenere a qualcosa di grande"
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Immigrazione, Fratelli d'Italia a Lampedusa
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Le mani della mafia sul superbonus
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La campagna adesioni di Fratelli d'Italia ---> continua a leggere
Le altre notizie 
Da Camera e Senato

venerdì

Repubblica e Monarchia - Referendum !

Oggi, giorno in cui si festeggia una repubblica abusiva, governata da un governo abusivo, riporto le parole di S.M.il Re Umberto II tanto per riflettere un po' :
« Italiani! Nell'assumere la Luogotenenza Generale del Regno prima e la Corona poi, io dichiarai che mi sarei inchinato al voto del popolo, liberamente espresso, sulla forma istituzionale dello Stato. E uguale affermazione ho fatto subito dopo il 2 giugno, sicuro che tutti avrebbero atteso le decisioni della Corte Suprema di Cassazione, alla quale la legge ha affidato il controllo e la proclamazione dei risultati definitivi del referendum.
Di fronte alla comunicazione di dati provvisori e parziali fatta dalla Corte Suprema; di fronte alla sua riserva di pronunciare entro il 18 giugno il giudizio sui reclami e di far conoscere il numero dei votanti e dei voti nulli; di fronte alla questione sollevata e non risolta sul modo di calcolare la maggioranza, io, ancora ieri, ho ripetuto che era mio diritto e dovere di Re attendere che la Corte di Cassazione facesse conoscere se la forma istituzionale repubblicana avesse raggiunto la maggioranza voluta.
Improvvisamente questa notte, in spregio alle leggi ed al potere indipendente e sovrano della Magistratura, il governo ha compiuto un gesto rivoluzionario, assumendo, con atto unilaterale ed arbitrario, poteri che non gli spettano e mi ha posto nell'alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza.
Italiani! Mentre il Paese, da poco uscito da una tragica guerra, vede le sue frontiere minacciate e la sua stessa unità in pericolo, io credo mio dovere fare quanto sta ancora in me perché altro dolore e altre lacrime siano risparmiate al popolo che ha già tanto sofferto. Confido che la Magistratura, le cui tradizioni di indipendenza e di libertà sono una delle glorie d'Italia, potrà dire la sua libera parola; ma, non volendo opporre la forza al sopruso, né rendermi complice dell'illegalità che il Governo ha commesso, lascio il suolo del mio Paese, nella speranza di scongiurare agli Italiani nuovi lutti e nuovi dolori. Compiendo questo sacrificio nel supremo interesse della Patria, sento il dovere, come Italiano e come Re, di elevare la mia protesta contro la violenza che si è compiuta; protesta nel nome della Corona e di tutto il popolo, entro e fuori i confini, che aveva il diritto di vedere il suo destino deciso nel rispetto della legge e in modo che venisse dissipato ogni dubbio e ogni sospetto.
A tutti coloro che ancora conservano fedeltà alla Monarchia, a tutti coloro il cui animo si ribella all'ingiustizia, io ricordo il mio esempio, e rivolgo l'esortazione a voler evitare l'acuirsi di dissensi che minaccerebbero l'unità del Paese, frutto della fede e del sacrificio dei nostri padri, e potrebbero rendere più gravi le condizioni del trattato di pace. Con animo colmo di dolore, ma con la serena coscienza di aver compiuto ogni sforzo per adempiere ai miei doveri, io lascio la mia terra. Si considerino sciolti dal giuramento di fedeltà al Re, non da quello verso la Patria, coloro che lo hanno prestato e che vi hanno tenuto fede attraverso tante durissime prove. Rivolgo il mio pensiero a quanti sono caduti nel nome d'Italia e il mio saluto a tutti gli Italiani. Qualunque sorte attenda il nostro Paese, esso potrà sempre contare su di me come sul più devoto dei suoi figli. Viva l'Italia ! 

E io aggiungo...VIVA IL RE ! 

www.studiostampa.com

mercoledì

Il referendum sulle trivellazioni spiegato in 2 minuti !

Il referendum sulle trivellazioni spiegato in 2 minuti
Pubblicato da Magazine Zero su Martedì 22 marzo 2016
www.studiostampa.com

martedì

TANTO VOTARE SI NON SERVE A NIENTE: LASCIAMOLI TRIVELLARE !

Perché anche gli ambientalisti si dovrebbero opporre a una burla in forma referendaria

Sul referendum del 17 aprile finora sono state dette cose talmente paradossali che l’unica risposta è scegliere tra un secco NO a prescindere oppure prepararsi ad una bella gita fuori porta, piuttosto che essere di nuovo complici di scelte autolesioniste. Come ha detto qualcuno, “non in mio nome”.
La realtà è che il quesito referendario riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa, e non le attività petrolifere sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza di 22 chilometri dalla costa. Con la vittoria del  Sì verranno bloccate tutte le concessioni per estrarre il petrolio quando scadranno i contratti. Saranno interessati dalla misura tre giacimenti mentre, non saranno toccati ben 106 piattaforme petrolifere presenti nel mare italiano per estrarre petrolio o metano.
Il referendum non deciderà nulla sulle nuove perforazioni (altro che NO Trivelle!) ma riguarderà la durata delle concessioni già in essere, dove ci sono già piattaforme di estrazione di gas metano in alcuni casi da 30 anni. Al raggiungimento del quorum, si andrebbe a determinare la cessazione immediata delle attività di estrazione alla scadenza dei contratti, anche qualora sotto ci sia rimasto ancora gas. In pratica da un giorno all’altro rinunceremmo a circa il 60-70% della produzione di gas nazionale.
Non potendo improvvisamente sopperire a questo fabbisogno con le fonti rinnovabili, adeguatamente boicottate dalle lobby che manovrano la politica, il tutto si tradurrebbe in maggiori importazioni ed incremento di traffico navale – che statisticamente è maggiormente soggetto ad incidenti e quindi a disastri ambientali –  nei nostri mari, con un forte impatto sulla nostra bolletta energetica e senza alcun miglioramento ambientale, anzi…
Il referendum non fermerà le “trivelle” nelle Tremiti poiché tale pericolo realmente non vi è mai stato. Il referendum non fermerà la dipendenza  dell’Italia dal petrolio ma, al contrario, la renderà ancora più dipendente da esso. Le ricadute pratiche riguardano aree marine dove geologicamente si sono accumulati solo giacimenti di gas metano, quindi non sarebbe uno stop al petrolio, che in Italia viene estratto quasi esclusivamente a terra, ma uno stop al gas, ovvero a una fonte energetica più pulita la cui introduzione ha portato alla riduzione dell’uso dei combustibili fossili.
Altro falso propugnato dai soliti noti, è che gli impianti di perforazione uccidono il turismo. La maggiore concentrazione di piattaforme in Italia si ha davanti alla riviera romagnola, che è anche la zona con maggiori presenze turistiche. Estrazione di gas e sviluppo della costiera romagnola sono andati avanti di pari passo da cinquant’anni. Viceversa regioni senza trivelle e che si preoccupano tanto gridando al pericolo, hanno spiagge fatiscenti, depuratori non funzionanti e discariche abusive nel bel mezzo dei parchi naturali e uno spaventoso proliferare di biogas cancerogeno.
Senza contare poi l’ingiustificato e antiscientifico allarme terremoti. Un esito positivo del referendum avrebbe un impatto devastante sull’economia di alcune regioni come Emilia Romagna e Marche, con 6000 persone che perderebbero il lavoro in 2 anni. Di contro, i benefici per l’ambiente sono tutti da dimostrare paragonati alle certezze rappresentate dalle ripercussioni economiche. Tutti vogliamo un mondo più pulito, sappiamo che le rinnovabili sono il futuro ma non ancora il presente purtroppo, e occorre uno sforzo verso la riconversione dotandosi di un Piano Nazionale sull’Energia. Ma affondare il “sistema gas” senza avere la forza di affrontare drasticamente il problema, cioè liberarci dalle bolle speculative come il presunto biogas o gli inceneritori e dalle influenze delle lobby affaristiche, è fare come “il marito che per fare dispetto alla moglie se lo taglia”.
Le ragioni del “sì” all’abrogazione sono portate avanti esclusivamente dallo pseudo ambientalismo di sinistra, con tutte le sue ramificazioni e con le solite argomentazioni incomplete e pavide, quando non economicamente interessate. Si ripropongono i soliti cliché stantii più volte riproposti, mentre nessuna parola sul fatto che se esiste qualcuno che mette a repentaglio il turismo, la pesca e l’ecosistema italiano non è l’attività estrattiva che va avanti da un secolo, ma le politiche criminali imposteci dall’Europa attraverso governi non democraticamente eletti. Con l’usuale atteggiamento vittimistico e anti italiano, si sottolinea che le royalties nostrane sono le più basse al mondo (7% circa) sull’attività estrattiva, dimenticando l’ingente mole di lavoratori impiegati nell’indotto, quasi tutti italiani (e le necessità di più onerose raffinazioni rispetto ai giacimenti stranieri, NdR). Curioso poi che la risposta a guadagni troppo bassi sia la soppressione delle attività e non la lotta per l’innalzamento delle entrate. 
Abbiamo il dovere, già ricordato in precedenza, di non lasciare a queste associazioni la libertà di far circolare esclusivamente il proprio messaggio, e soprattutto di continuare a ingannare il popolo facendo passare l’assioma che la difesa dell’ambiente sia esclusivo patrimonio della sinistra radical chic.
Emanuele Campilongo 

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