sabato

La Gazzetta Tricolore

EDIZIONE DEL 10 OTTOBRE 2025

La bella notizia del sospirato sì al piano di pace di Trump sostenuto dall'Italia. Giorgia Meloni invitata alla cerimonia della firma: la realtà che fa male a chi ha strumentalizzato Gaza per attaccare il governo

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I “pacifinti” hanno perso il posto in piazza
Il Piano di pace ruba la “scena” alla sinistra: che tristezza ---> continua a leggere
Meloni svela l'assurdità: "Io denunciata per genocidio" ---> continua a leggere
L'intervista a "Porta a Porta" ---> guarda il video
Il due per mille a Fratelli d'Italia ---> guarda il video
"Insieme scriviamo il futuro" ---> continua a leggere
Meloni per Tomasi: “Vogliamo stravolgere i pronostici” ---> continua a leggere
Voto in Toscana, in 8 mila per la chiusura. E il campo largo si restringe ---> continua a leggere
Calabria: vittoria a valanga ---> continua a leggere
Stravince Occhiuto, batosta per la sinistra ---> guarda il video
Il centrodestra alla conquista delle regioni
I candidati per vincere in Veneto, Campania e Puglia ---> continua a leggere
La sinistra salva Salis dal processo
Il Parlamento Ue vota l'immunità, lei esulta col pugno chiuso ---> continua a leggere
Patrimoniale, Landini ci riprova ---> continua a leggere
ll Governo è dalla parte delle imprese ---> continua a leggere
Mafia: arrestato un altro super latitante
Preso a Foggia Leonardo Gesualdo. Lo Stato c’è ---> continua a leggere
Foibe: ennesimo sfregio a Norma Cossetto
“Era fascista”: a Genova l’ultimo delirio della sinistra ---> continua a leggere
“Decise il lockdown col favore delle tenebre”
L’audizione in Commissione Covid smaschera Conte ---> continua a leggere
"Restare coraggiosi": il tesseramento 2025 ---> guarda il video
La campagna adesioni di Fratelli d'Italia
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venerdì

Purtroppo non riesco ad essere ottimista.


Purtroppo non riesco ad essere ottimista. 

Ho scritto a quelli che gioiscono della pace raggiunta

Forse prima di mettersi a ballare di gioia bisognerebbe rispondere a queste semplici osservazioni: 

1) Israele è uno Stato democratico con un Governo espresso dalla volontà popolare con libere elezioni ed è rappresentato da chi ha potere di firma per ogni tipo di accordi. 

2) La controparte non rappresenta nulla, se non uno Stato che non esiste, con confini immaginari e che non ha poteri di firma, in quanto non delegati da nessuno che abbia tali poteri. 

3) Trattandosi di Terroristi suddivisi in cellule indipendenti non inquadrate da una autorità nazionale, le probabilità che gli attentati e le violenze proseguano hanno una percentuale vicina alla maggioranza assoluta. 

Riassunto. 
😱🤮🤬
*** *** *** 


GAZA - APPARENZE E REALTÀ
(perchè sarà difficile attuare il disarmo)

Ho la fortuna di conoscere persone come Isaia Urbani che hanno convissuto per anni con una realtà che non viene mai spiegata per esteso.

Il mistero di Gaza, ad esempio, è l'immagine stessa del fallimento dell'informazione che ha sempre dato di Gaza e dei Palestinesi che colà vivono, un'immagine compatta e coesa.

Nella realtà, la Striscia di Gaza ospita decine di clan influenti (hamula), grandi famiglie estese con ruoli sociali, economici e... politici. 
Isaia ne ha contati almeno 40 e li ha messi in ordine di grandezza, qui i primi 10

- Al-Masri (20.000, l'hamula più esteso)
- Kafarna 
- Hilles
- Doghmush 
- Abu Samhadana
- Khalas
- Shawwa, 
- Abu Middain, 
- Abd al-Shafi, 
- Mughani, 

Un quarto della popolazione di Gaza ha origini beduine, e sono gli abitanti storici, organizzati in sei confederazioni tribali (saff), ciascuna composta da almeno una dozzina di tribù individuali (asha'ira), per un minimo di 72 tribù. 

Tuttavia, i "clan" nel contesto moderno si riferiscono principalmente alle hamula familiari, non necessariamente alle tribù beduine storiche. Quanto di più lontano dall'immagine di un popolo coeso e solidale.

Tutte queste fazioni sono in lotta tra loro da oltre un secolo, con una virulenza del tutto analoga a quella registrata a Platì e dintorni, ove le faide sono tutt'ora in corso.

Hamas in modo trasversale recluta le sue milizie dai clan con alterne fortune. Esistono infatti Clan che si sono opposti (dopo il 7 Ottobre) ai reclutamenti :

1️⃣Clan Abu Shabab: Attivo tra Rafah e Khan Yunis, ha formato le "Popular Forces" (o Anti-Terror Service), un gruppo armato anti-Hamas guidato da Yasser Abu Shabab (la foto inserita è la sua) della tribù beduina dei Tarabib, una delle più antiche. Hanno ucciso membri di Hamas e si sono opposti al loro controllo, con supporto israeliano.

2️⃣Clan Khalas: Operativo nel nord di Gaza, associato all'attivista Rami Khalas e a figure di Fatah. Israele li ha armati per contrastare Hamas, e hanno coordinato azioni di contrasto nella prima fase delle operazioni.

3️⃣Clan al-Mujaida: Basato a Khan Yunis, ha subito un raid su larga scala da parte di Hamas il 3 ottobre 2025, con scontri che hanno causato decine di vittime. che indicano opposizione al loro dominio. Questo clan è menzionato anche in elenchi storici come potenzialmente ribelle.

4️⃣Clan Dughmush: Potente clan di Gaza City, legato al gruppo salafita jihadista "Army of Islam" (Jaysh al-Islam). Il clan controlla reti di contrabbando e ha continuato a opporsi ad Hamas, con accuse di furto di aiuti umanitari; nel 2024, Hamas ha giustiziato un leader del clan per presunta collaborazione con Israele.

5️⃣Clan Hilles: Clan basato a Gaza City, con forti legami con Fatah. Nel 2008, violenti scontri con Hamas nel quartiere di Shijaia, scatenati da un raid contro la loro casa fortezza, che ha causato almeno 9 morti e decine di feriti; Hamas li accusava di un attentato. Circa 180 membri del clan fuggirono in Israele per sicurezza. I conflitti intermittenti continuarono, con il clan che resistette ai tentativi di disarmo da parte di Hamas.

6️⃣Clan Samhadana: Basato a Rafah, controlla tunnel di contrabbando verso l'Egitto. Hanno opposto resistenza ad Hamas per mantenere l'indipendenza economica, con tensioni legate al controllo delle rotte illegali.

Esiste quindi una minoranza del tutto avversa ad Hamas e qualificare i gazawi come interamente sodali ai tagliagole, è quanto di più sbagliato si possa immaginare.

Grazie a Isaia per questo suo prezioso contributo. 

giovedì

Regione Lazio: appena conclusa una più che partecipata presentazione di altissimo livello.







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Lazio Innova

Manifestazione di interesse per la partecipazione a Welfair 2025
Selezione di 36 imprese del Lazio; è possibile presentare le candidature entro le ore 14:00 del 17 ottobre 2025
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Manifestazione di interesse per Arte in Nuvola 2025
Selezione di 14 imprese per Arte in Nuvola (20-23 novembre 2025). Candidature entro le ore 12.00 del 20 ottobre
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Forum Imprenditoriale Italia – Arabia Saudita
Forum Imprenditoriale multisettore Italia – Arabia Saudita – RIAD 25 e 26 novembre 2025. Adesioni entro il 10 ottobre sul sito di ICE Agenzia
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Manifestazione di interesse per EvooTrends 2025
Selezione di 32 imprese del Lazio per la partecipazione a EvooTrends, (28- 30 novembre). Candidature entro le ore 12.00 del 13 ottobre
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Manifestazione di interesse per la partecipazione ad Artigiano in Fiera 2025
Selezione di 20 imprese del Lazio. Candidature entro le ore 12:00 di martedì 21 ottobre 2025
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martedì

Anni di battaglie 🌿😘


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Ordine dei Giornalisti: Aggiornamenti e News

Il 10 ottobre entra in vigore la legge che regolamenta l’AI. Il CNOG ha anticipato da giugno con il nuovo Codice deontologico

L’intelligenza artificiale può essere uno strumento di lavoro per i professionisti, ma non potrà mai sostituire l’attività intellettuale umana, il pensiero critico deve rimanere prevalente. E’ quanto prevede la legge 132 del 2025 che entrerà in vigore il 10 ottobre prossimo e che all’articolo 13 regolamenta appunto l’uso dell’AI nelle professioni intellettuali.

La norma, oltre a limitare alle attività “strumentali e di supporto” l’utilizzo degli algoritmi, stabilisce anche l’obbligo per i professionisti di informare i clienti dell’eventuale ricorso a tali sistemi, con un linguaggio “chiaro, semplice ed esaustivo”.

Si tratta di principi a cui i vari ordini professionali dovranno dare attuazione, anche aggiornando le loro regole deontologiche, ma che il nostro Ordine, precorrendo i tempi, ha già anticipato con il nuovo Codice entrato in vigore nel giugno scorso.

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ROMENS 2025, al Campidoglio un confronto a tutto campo sulla salute mentale

L’Ordine alla giornata conclusiva dell’iniziativa

Un Festival dedicato alla prevenzione diffusa della salute mentale, per abbattere i muri del pregiudizio e per favorire atteggiamenti di accettazione. Questo è ROMENS, l’evento romano giunto alla quarta edizione e che si è sviluppato in sette giornate di incontri e dibattiti sull’argomento. Il 7 ottobre si è svolta la giornata conclusiva con un panel che ha visto la partecipazione del presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli, insieme a esponenti del mondo della sanità e delle istituzioni.

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Tecnologie diritti e nuove regole dell'informazione: se ne parla in occasione della presentazione del libro di Ruben Razzante


In occasione della presentazione della decima edizione del Manuale di diritto dell’informazione e della comunicazione. La libertà d’espressione nell’era digitale(edizioni Wolsters Kluwer) di Ruben Razzante, docente di diritto dell’informazione all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, l’Ordine nazionale dei giornalisti, organizza giovedì 9 ottobre alle ore 11:00 un incontro nella sala Ocera, sede del Consiglio Nazionale, in via Sommacampagna, 19, a Roma.

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Giornalismo: Stati Generali dell’informazione in Liguria, il 15 ottobre a Genova

Discussione sui sfide e opportunità per il futuro della professione                                      

Appuntamento il 15 ottobre prossimo, al Palazzo della Borsa di Genova, per la prima edizione degli “Stati Generali dell’Informazione in Liguria”. L’evento, organizzato dall’Associazione Ligure dei Giornalisti e dall’Ordine Ligure dei Giornalisti, sarà l’occasione per discutere delle principali sfide che riguardano il mondo dell’informazione tra criticità e opportunità per il futuro. Nel corso della giornata interverranno i principali rappresentanti della categoria a livello nazionale: il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Bartoli, la segretaria generale della Federazione Nazionale della Stampa Alessandra Costante, il presidente Inpgi Roberto Ginex e il presidente Casagit Gianfranco Giuliani.

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Un questionario del collettivo Espulse, sulle molestie e le discriminazioni di genere in redazione

La nuova inchiesta del collettivo Espulse. La stampa è dei maschi, formato da giornaliste, fotografe, videomaker, scrittrici e attiviste, servirà a documentare l’eventuale presenza di molestie, ricatti sessuali, discriminazioni legate alla maternità, comportamenti sessisti e abusi di potere nelle redazioni.
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lunedì

Intervista a Magdi Cristiano Allam



Onorevole Magdi Cristiano Allam, perché è difficile la convivenza tra cristiani e musulmani?

«Anzitutto, bisogna distinguere sempre tra le persone e le religioni. Con le persone si può e si deve sempre dialogare e cercare una civile e pacifica convivenza perché tutti gli uomini, a prescindere dal loro credo religioso, sono uguali sul piano dei diritti inalienabili alla vita, alla dignità e alla libertà. Sulle religioni invece dobbiamo avere il coraggio di dire che non sono tutte uguali».

L’Islam in cosa si differenzia dalle altre?

«Nella preghiera che i musulmani recitano cinque volte al giorno diretti verso la Mecca, facendo riferimento al Corano, dicono questo: “Credo che non c’è altro Dio al di fuori di Allah. Che Maometto è il suo inviato. Concedici la retta via, non la via di coloro nei cui confronti sei adirato né la via di coloro che hanno negato”. Tutti i teologi islamici concordano sul fatto che “coloro nei cui confronti sei adirato e che hanno negato la verità” sono proprio gli ebrei e i cristiani. Cinque volte al giorno, dunque, i musulmani nella loro preghiera condannano ebrei e cristiani. Se noi ignoriamo tutto questo non riusciamo a capire come sia potuto accadere che dopo sette secoli in cui tutto il Mediterraneo era cristiano a partire dal settimo secolo la sponda orientale e meridionale da cristiana sta diventando gradualmente islamica. Oggi stiamo assistendo alla spoliazione finale di quelle terre dalla residua presenza cristiana dopo l’eliminazione della presenza ebraica».

L’espansionismo aggressivo, quindi, ha un fondamento religioso?

«Nel Corano si dice chiaramente che l’insieme dell’umanità deve essere sottomessa all’Islam anche con la violenza e si fa diretto ed esplicito riferimento agli ebrei, ai cristiani, agli apostati, agli infedeli considerati tutti nemici dell’Islam da sottomettere con la violenza ed eliminandoli, se necessario, anche con l’uccisione. Questo è chiaramente scritto, non è opinabile. Cristianamente noi dobbiamo amare il prossimo a prescindere dalla sua fede, etnia o cultura. Ma al tempo stesso però dobbiamo essere consapevoli che nel momento in cui l’Islam si vuole applicare letteralmente e integralmente, nella sua integrità e integralità, l’Islam è fisiologicamente violento. Possiamo far finta che la realtà non sia questa, poi però dobbiamo fare i conti con la realtà, con quello che, ad esempio, è successo in Iraq, in Egitto e che sta accadendo ora in Siria. Una situazione che personalmente mi sta facendo inorridire».

Perché?

«Perché l’Occidente cristiano, o presunto tale, oggi sta dando manforte ad Al-Qaeda, ai Fratelli musulmani e ai gruppi salafiti nel nome di un’opposizione ad un regime dittatoriale laico all’insegna della cosiddetta primavera araba con il risultato che la presenza cristiana in Siria si va assottigliando sempre di più. L’Arcivescovo libanese monsignor Issam John Darwish, che sta accogliendo alla frontiera con il Libano migliaia di profughi cristiani in fuga dalla Siria, ha detto chiaramente di non aiutare i terroristi islamici in Siria perché nel momento in cui dovesse finire la presenza cristiana in Medio Oriente, il giorno successivo toccherà ai cristiani in Europa. I martiri cristiani sono anche la conseguenza della nostra ignoranza e, peggio ancora, della nostra collusione con il radicalismo islamico».

Non c’è quindi la possibilità di una vita normale per i cristiani nei paesi a musulmani?

«C’è stata in passato. Io sono nato nel ’52 al Cairo, in Egitto, e c’era una realtà molto più laica e rispettosa tra persone di religioni diverse anche se era pur sempre una società prevalentemente musulmana. Quello di Nasser era un regime laico socialista, le donne non erano costrette a portare il velo, i Fratelli musulmani erano fuorilegge, i loro dirigenti incarcerati o costretti ad emigrare altrove. Non veniva applicata l’ideologia islamica che è avversa ai cristiani e agli ebrei. Questa è la verità. Dopo la sconfitta degli eserciti arabi nella guerra del 5 giugno 1967, il declino del panarabismo e l’avvento del panislamismo noi assistiamo alla crescita dell’intolleranza islamica nei confronti di cristiani ed ebrei. Aggiungo che il problema si pone anche all’interno dell’Europa stessa. Oggi, ad esempio, come ha denunciato un mese fa il responsabile antiterrorismo dell’Unione europea, in Siria ci sono circa 800 cittadini europei che combattono con un gruppo, il “Fronte della vittoria”, legato ad Al-Qaeda. In Italia abbiamo avuto qualche giorno l’esempio di un giovane genovese di 24 anni, Giuliano Ibrahim Delnevo, che combatteva proprio con questo gruppo ed è stato ucciso. Si parla di una cinquantina di italiani o residenti in Italia che combattono laggiù con Al-Qaeda. Questo significa che il radicalismo islamico è diventata una realtà autoctona europea. Facciamo attenzione quindi a certi errori come quello di immaginare che per il rispetto, doveroso, nei confronti dei musulmani come persone si debba legittimare l’Islam come religione e concedere la costruzione di moschee che si stanno diffondendo a macchia d’olio anche in Europa con il risultato che all’interno di questi luoghi si predica un’ideologia intrisa di odio, di morte e di violenza nei confronti di ebrei e cristiani. Se c’è un Delnevo che a 20 anni va in Siria a combattere e farsi uccidere perché convinto che attraverso il martirio islamico accederà al paradiso islamico vuol dire che è già tardi, vuol dire che abbiamo già consentito il radicamento di un estremismo che rappresenta una minaccia per la nostra civiltà cristiana qui in Europa».

Un Islam moderato quindi non esiste?

«Esistono i musulmani moderati, io lo sono stato per 56 anni. Ci sono tanti musulmani per bene con i quali noi possiamo e dobbiamo dialogare ma lo dobbiamo fare nella consapevolezza che la verità è solo nel Cristianesimo e in Gesù Cristo che non può essere relativizzato. Laicamente, il dialogo è possibile a due condizioni: richiedendo a tutti, musulmani e non, la condivisione di quei valori che giustamente si definiscono “non negoziabili” in quanto sostanziano l’essenza della nostra comune umanità, mi riferisco alla sacralità della vita, alla dignità della persona e alla libertà di scelta, ed esigendo il rispetto delle regole che sono a fondamento della civile convivenza». 

Gli anni passano ma non cambia mai nulla, 

se non in peggio!

Questo è quello che fanno i terroristi! 


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